La ricetta Ligure per un pranzo di Natale come da tradizione

Della pasta ligure quasi tutti conoscono i pansoti ripieni di ricotta e spinaci e le troffie condite con il pesto. Oggi invece vi svelo una ricetta  poco conosciuta anche perché gustata solo la sera della Vigilia o durante il pranzo di natale.

NATALINI IN BRODO

I Natalini sono una pasta tipica  regionale (assomigliano a lunghissime penne lisce)  che viene venduta solo nel periodo delle feste  

Come da  tradizione essi  non vanno assolutamente spezzati prima di essere cotti nel brodo che originariamente è quello di cappone ma che si trova anche nella variante con polpettine di carne di manzo e pezzetti di salsiccia. Il piatto è considerato un portafortuna: i bocconi di carne simboleggiano le palanche, ovvero ricchezza e anche se semplice non è da considerarsi un piatto povero poiché in passato non tutti potevano permettersi il cappone.

le carni utilizzate per il brodo possono essere usate per preparare il ripieno dei ravioli che si mangiano il giorno di Santo Stefano.

 Ingredienti:

  • 300 grammi di natalini
  • 200 grammi di trippa cotta
  • 100 grammi di salsiccia
  • 2 coste di sedano
  • 1 litro e mezzo brodo (in genere di cappone, o pollo)
  • Grana grattugiato a piacere

Procedimento per la preparazione del brodo

Come sempre quando si cucina il brodo, armatevi di tanta pazienza. La cottura deve essere lenta e lunga. Poi il brodo va filtrato per bene con l’aiuto di un panno da cucina di cotone e se serve, va anche sgrassato. Il brodo del cappone infatti, tende ad essere piuttosto grasso. Se preparate il brodo con un giorno di anticipo, prima di cucinare i natalini  potete farlo ulteriormente bollire ed eliminare le parti grasse che man mano saliranno in superficie.

  • Procedimento per la cottura dei natalini
  • Iniziamo tagliando le trippe a listarelle sottili, poi spelliamo la salsiccia e produciamo delle piccole palline. Tagliamo poi a bastoncini il sedano.
  • Mettiamo il brodo sul fuoco e facciamo lessare trippa e sedano insieme. Dopo 10 minuti aggiungiamo i natalini, e dopo altri 10 le palline di salsiccia.
  • Dopo la cottura, serviamo il tutto ben cosparso di grana. Devono essere tassativamente serviti ben caldi.
  • Esiste anche una variante che prevede la farcitura dei natalini (prima della cottura) con la pasta di salsiccia: per compiere l’operazione, c’è chi si aiuta con una sorta di grande siringa.

Essendo i paesini della liguria divisi fra loro da una miriade di colline, collinette e montagne ogni frazione ha la sua ricetta che ritiene originale . Esistono anche ricette dove i natalini vengono farciti con verdure o erbe di campo invernali amalgamate con uova, pangrattato e grana.

La ricetta della mia nonna è simile ma ve la posso svelare solo davanti al piatto pronto in occasione del prossimo Natale insieme.  

A LAVAGNA SONO DI NUOVO “CAVOLI NOSTRI”

VI ASPETTO sabato 3 dicembre per una escursione sulle alture di Lavagna e sulla piana del fiume Entella che ci permetterà di scoprire non solo sentieri e piste ciclabili ma anche i prodotti tipici del territorio. Dopo la camminata infatti ci fermeremo alla manifestazione “cavoli nostri” ad assistere a uno dei suoi tanti eventi a programma

Lavagna è famosa sin dal medioevo per le sue terre coltivate, caratterizzate da una cultura promiscua di produzioni orticole, di ulivi e di vite. Anche quest’anno, il comune di Lavagna, unico in Liguria, è stato insignito della Spiga Verde, il riconoscimento promosso da Foundation for Environmental Education e da Confagricoltura per quelle realtà che riescono a coniugare sul territorio il rispetto dell’ambiente con la crescita della ricchezza economica e sociale delle comunità che vi risiedono. Il corretto uso del suolo, la presenza di produzioni agricole tipiche, la qualità dell’offerta turistica e la valorizzazione delle aree naturalistiche, costituiscono le ragioni del titolo, sempre molto ambito. Ed infatti, nascosto tra via Fieschi e il lungo Entella, si estende un grande polmone verde che accoglie produzioni orticole di grande rilevanza per il valore storico, oltre che commerciale dovuto all’elevata qualità. Accanto a produzioni tipiche liguri come la melanzanina tonda, negli orti di Lavagna si coltivano cultivar esclusive della zona come il cavolo Gaggetta, il cavolo Broccolo Lavagnino, la radice di Chiavari, il pisello di Lavagna, che, anche se non hanno riconoscimenti ufficiali (solo la Camera di Commercio di Genova ha assegnato il marchio ‘Antichi Ortaggi del Tigullio’ a 5 varietà), mostrano un forte radicamento nel territorio, in quanto, ancora oggi, questi stessi orti servono anche da vivaio per tutta l’area del Tigullio.

La disposizione degli orti, la canalizzazione delle acque a scopo irriguo, ma anche di contenimento in caso di forti piogge e l’edilizia rurale sono oggi un patrimonio culturale

Due PASSI

Oggi i nostri passi erano fondati sull’incontro:

Il primo passo: incontrare il proprio spazio interiore:

Il paesaggio naturale, grazie al suo potenziale benefico a livello fisiologico e psicologico (azione antistress, azione rilassante e rigenerante, miglioramento dell’umore), è stato  lo spazio privilegiato in cui abbiamo potuto esplorare ed incontrare il nostro  “paesaggio interiore”, la nostra  “natura umana”. Abbiamo avuto  l’opportunità di riconnetterci con i diversi aspetti di noi, , degli altri e  della Natura stessa.

Il Respiro degli alberi interconnesso al nostro Respiro.

Cosa abbiamo visto in questo fungo?

Che sensazione hai provato nel vedere le foglie secche sugli alberi e quelle cadute a terra?

Il secondo passo: incontrare un pezzo di storia del nostro paese.

In un momento storico di grande cambiamento, come quello attuale, in cui tutto sembra andare nella direzione della globalizzazione e di conseguenza verso una  “disconnessione” da sé stessi e dalle nostre   tradizioni, credo sia importante entrare dentro un  nostro  laboratorio   artigiano come appunto quello del Damasco. Per provare emozioni e sensazioni che possano essere simili a quelle provate alle nostre origini o comunque nel passato. .

È grazie alla memoria che può quindi esistere la stessa tradizione e di conseguenza tanta varietà di cibi, costumi, danze e altri elementi che rendono il mondo interessante..

Nella tradizione c’è una memoria sedimentata che solo la tradizione stessa può tenere “viva”.

𝐃𝐚𝐦𝐚𝐬𝐜𝐨 in #seta, deriva il suo nome dall’omonima città della Siria ed è un tessuto con disegni floreali ad effetto di lucido-opaco, realizzato con filati del medesimo colore utilizzando telai Jacquard.

A Lorsica (Chiavari, GE) ancora oggi la tessitura De Martini, nel solco dell’antica tradizione dei velluti e tessuti serici genovesi, continua a realizzare damaschi come 500 anni fa e racconta la storia di questa antica attività nel museo

A presto.

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Forest Bathing inside foliage

Non vorrei usare l’inglese ma in questo caso leggere il titolo in inglese suona meglio all’udito e crea una emozione.

Ad ogni modo scrivo qui sotto la traduzione del significato che ho percepito io durante questa immersione nell’incontaminata foresta del Liciorno (ripeto la mia è solo la traduzione del mio sentire e non quella ufficiale della traduzione di Forest Bathing.

Eccola; Bagni forestali nella magia della caduta delle foglie in autunno.

Fatta questa premessa prima di postare alcune foto: scrivo il riassunto di quanto emerso da tutti noi :

💚Siamo tornati per qualche ora dentro la Natura, connettendoci profondamente con essa, Camminando lentamente nel suo tappeto di morbide foglie ci siamo sentiti sua parte integrante. Piano piano riscopriamo il nostro vero essere.

… la faggeta, vestita di colori vivaci, ha accolto i nostri respiri, alleggerito i nostri passi e i nostri cuori.

Fuori dai rumori e frastuoni che assorbiamo tutti i giorni ci è stato possibile ascoltare i suoi silenzi e in alcuni di noi si sono ridestati alcuni dei nostri sensi grazie ai suoi delicati profumi di muschio e di foglie, al calore della sua tenue luce, la melodia dell’acqua del suo ruscello

GRAZIE INFINITE DI CUORE a tutti voi 🙏

 

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Eventi e Regolamento escursioni

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9: Regolamento dell’escursione

9.1

Iscrivendosi all’escursione i partecipanti dichiarano di aver letto e accettato il regolamento raduno avente i sotto citati obblighi e i sotto citati consigli.

  1. Rispettare le richieste scritte in locandina come l’orario e il luogo  di ritrovo nonché le attrezzature obbligatorie. I partecipanti non adeguatamente equipaggiati, a giudizio insindacabile della guida, potrebbero essere esclusi dall’escursione anche se già sul luogo di incontro, senza che questo comporti alcun tipo di rimborso. Non passare mai davanti alla guida e nel caso ci fosse un chiudifile mai restare dietro di esso. In caso sia necessario fermarsi per qualsiasi motivo avvisare sempre la guida.
  2. E’ necessario arrivare all’escursione in condizioni psicofisiche e di salute adeguate. Qualsiasi tipo di problema sia fisico  che psichico che possa influire negativamente sullo svolgimento dell’escursione va comunicata preventivamente alla guida possibilmente in fase di iscrizione alla gita e comunque prima dell’inizio dell’escursione.
  3. Rispettare le decisioni prese dalla guida in merito a cambiamenti di programma e/o di percorso.
  4. Non abbandonare e non allontanarsi mai dal gruppo. Chi dovesse abbandonare il gruppo lo fa sotto la sua propria ed esclusiva responsabilità-
  5. Informare la guida al primo manifestarsi di eventuale malessere o cambiamento dell’attrezzatura e per la buona riuscita dell’iniziativa comunicare eventuali difficoltà a rapportarsi con gli altri componenti dell’escursione.
  6. Collaborare con la guida e mantenere un comportamento disciplinato.
  7. Rispettare tutte le persone con cui capita di interagire, le proprietà private e attenersi alle disposizioni impartite dalla guida
  8. in caso di cambiamenti ambientali attenersi alle disposizioni della guida
  9. Non raccogliere fiori, erbe, piante protette. Non disturbare gli animali con rumori, grida e movimenti molesti. Non raccogliere frutti di bosco,  funghi in zone dove esiste  un regolamento sulla raccolta se non già autorizzati.
  10. La guida sconsiglia di mangiare frutti, bacche o altri prodotti del bosco e del sottobosco. Chi lo fa lo fa sotto la sola e propria responsabilità.
  11.  Conservare i propri rifiuti fino agli appositi cassonetti.

Si precisa che ogni partecipante è personalmente responsabile di eventuali comportamenti rischiosi per se e per gli altri, in particolare nel caso in cui dovesse prendere iniziative personali nonostante il parere contrario della guida.

  • Equipaggiamento obbligatorio personale

Abbigliamento “a strati”, pantaloni sempre lunghi da escursione possibilmente di colore chiaro, scarponi da trekking in buone condizioni con protezione della caviglia  e suola scolpita, giacca impermeabile e/o mantellina antipioggia, copricapo, occhiali da sole, crema solare, zaino comodo, pranzo al sacco e scorta di almeno 1,5 litri di acqua.

E’ altamente sconsigliato l’uso di indumenti di cotone a contatto con il corpo. Se possibile indossare capi traspiranti da escursionismo o capi di lana.  E’ consigliabile che  gli scarponi siano anche  in goretex  (materiale resistente alla pioggia). Consigliato oltre il copricapo per il sole anche uno invernale o un foulard di grandi dimensioni, un paio di guanti e i bastoncini da trekking.

In auto e consigliato tenere sempre un ricambio completo.

  • Telefoni cellulari e videogiochi

E’ opportuno evitare di guardare,  e messaggiare  o parlare al telefonino  sia per evitare distrazioni che possono portare a infortuni sia per non disturbare gli altri partecipanti.

Sarebbe opportuno tenere  i telefonini spenti, se è  proprio necessario essere  rintracciabili per motivi personali  è opportuno  tenere  il telefonini in modalità silenzioso o con suoneria a bassissimo volume. In caso sia necessario telefonare l’interessato è pregato di allontanarsi dal gruppo previa comunicazione e autorizzazione della guida rimanendo comunque sempre in vista della stessa.

E’ opportuno evitare di giocare con i videogiochi.

  • Fotografie e riprese video

Durante l’escursione verranno effettuati scatti fotografici e/o riprese video sia dalla guida che da alcuni partecipanti   che potranno comparire su siti di pubblico dominio o su siti promozionali delle attività escursionistiche-ambientali. La partecipazione all’escursione sotto intende il nullaosta alla pubblicazione del suddetto materiale.  Eventuali foto scattate dai partecipanti non vanno fatte in movimento. Il partecipante potrà scattare foto solo se fermo in posizione stabile e sicura da non arrecare danno a se stesso ne agli altri componenti del gruppo.

9.4 Cani

Il Partecipante che voglia partecipare accompagnato dal proprio cane ha l’OBBLIGO, in fase di prenotazione, di comunicare alla guida la presenza dell’animale al seguito, per valutare l’idoneità e le modalità di partecipazione. Sarà a discrezione della guida confermare o meno l’idoneità alla partecipazione del singolo cane o di più cani contemporaneamente, anche in base a taglia, sesso, carattere, e tipologia dell’escursione. NON saranno ammessi animali in calore o che abbiano terminato tale periodo nelle due settimane precedenti all’escursione. Il cane al seguito deve essere docile e facilmente controllabile; il Partecipante dovrà disporre dei mezzi di conduzione e controllo dell’animale necessari a garantirne la corretta partecipazione (guinzaglio e/o museruola o affini). Sarà compito del Partecipante assicurarsi che il proprio cane non arrechi danno o disturbo a cose, persone o animali, che non danneggi la flora, le proprietà private, né gli altri escursionisti. La responsabilità relativa alla conduzione del cane ed eventuali problematiche ad essa connesse, è esclusiva del Partecipante. La mancata comunicazione della partecipazione del cane o la mancata ottemperanza alle disposizioni atte a controllarlo, possono prevedere l’esclusione del Partecipante dall’escursione, anche al momento della partenza.

9.5                Registrazione tracce Gps
Durante le escursioni è consentito l’utilizzo di strumentazione GPS a scopo di orientamento ma partecipando l’accompagnato si impegna a non divulgare le eventuali tracce registrate.

9.6              Classificazione  delle tipologie delle  escursioni proposte: (nella descrizione delle varie escursioni troverete sempre una sigla  che indica il tipo di escursione proposta)

Sigla  T sta per turistica ovvero  facile, poco impegnativa, alla portata di tutti e comunque in buono stato di salute. E’ un itinerario non lungo,  su stradine o larghi sentieri sempre evidenti  e segnalati che non necessita di capacità di orientamento. Non tocca mai quote elevate e i dislivelli sono di solito inferiori ai 500 metri. Richiede una normale preparazione fisica alla camminata e comunque  sempre una buona scorta di acqua e cibo e idoneo equipaggiamento

In queste escursioni  i minori di anni 18 devono essere obbligatoriamente accompagnati da persona garante e responsabile.

Sigla  E sta per escursionistica  ovvero una escursione di media difficoltà che andremo a svolgere  su terreni  non sempre segnalati al piano di calpestio ma ben identificabili in cartografia. In alcuni tratti il sentiero presenterà  una pendenza abbastanza accentuata nella quale sarà necessario prestare attenzione a non scivolare  sopra foglie (soprattutto se il sentiero fosse  bagnato dalla pioggia) e radici di alberi.  Potrebbe esserci la possibilità di attraversare un piccolo guado  senza però alcun pericolo di essere trascinati dalla corrente in caso di caduta. Non sarà necessario l’utilizzo di alcun tipo di corda. Durante questo itinerario  non sarà possibile  approvvigionarsi di acqua ne tantomeno di cibo.

E’ una escursione idonea sia alle famiglie con bambini o anziani.  I partecipanti  devono essere  sufficientemente allenati  alle camminate anche su sentieri leggermente accidentati e scivolosi, non devono soffrire di vertigini e devono essere in ottime condizioni di salute. 

In queste escursioni  i minori di anni 18 devono essere obbligatoriamente accompagnati da persona garante e responsabile.

Sigla EE sta per escursione per escursionisti esperti   Si tratta di itinerari, anche non riportati al suolo o in cartografia, che implicano una capacità di muoversi su terreni particolari. Sentieri o tracce su sentiero impervio e infido (pendii ripidi e/o scivolosi di erba, o misti di rocce ed erba, o di roccia o detriti). Terreno vario, a quote anche relativamente elevate (pietraie, brevi nevai non ripidi, pendii aperti senza punti di riferimento ecc…). Possono presentare terreni aperti, senza continuità del piano di calpestio, con segnalazioni intermittenti o assenti. Sviluppano in zone poco o nulla antropizzate, dove l’attraversamento di corsi d’acqua può avvenire con guadi che possono presentarsi tecnicamente impegnativi specie dopo piogge abbondanti o in periodo di disgelo, dove è in genere difficoltoso trovare riparo dalle intemperie o chiamare aiuto in caso di infortunio e può non essere facile approvvigionarsi di acqua potabile e cibo e dove la percorrenza dei tratti boscati può implicare il ricorso anche non occasionale a strumenti di taglio a causa dell’intrico del sottobosco e dello stato di abbandono dei sentieri; possono occasionalmente presentare brevi concatenazioni di passaggi, anche esposti, in cui l’escursionista può essere costretto a far ricorso all’uso delle mani per mantenere l’equilibrio durante la progressione, come pure brevi concatenazioni di passaggi attrezzati con scalette e similari. Sono itinerari percorribili solo da escursionisti con buona esperienza, in ottime condizioni fisiche e ben allenati, che non soffrano di vertigini, che conoscano bene l’ambiente di svolgimento ed abbiano un’ottima padronanza delle tecniche di orientamento strumentale (bussola e/o Gps).Rimangono esclusi i percorsi su ghiacchiai, anche se pianeggianti e/o all’apparenza senza crepacci, come pure le vie ferrate, perché il loro attraversamento richiederebbe l’uso di attrezzature e tecniche alpinistiche per la progressione o per proteggere la stessa.

A queste escursioni sono accettati solo maggiorenni con capacità di intendere e di volere.

La quota di partecipazione comprende esclusivamente il servizio di accompagnamento. LA POLIZZA INFORTUNI PERSONALE E’ SEMPRE ESCLUSA DALLA QUOTA DI PARTECIPAZIONE. EVENTUALE POLIZZA INFORTUNI PERSONALE VA RICHIESTA PREVENTIVAMENTE ALL’ISCRIZIONE ALLA ESCURSIONE

SINERGIA FRA EROI.

Praticamente tutti gli abitanti delle colline che sovrastano il tratto di mare tra La spezia e Levanto avevano un pezzo di vigna,  anche se poi non erano viticoltori a tempo pieno. In casa comunque si parlava sempre di vino e fino a una cinquantina di anni fa i nonni o i genitori si portavano nei vigneti anche i bambini  e poi questi ultimi diventati, un pochino più grandi , solo di osservare il lavoro e il territorio circostante imparavano come amarli e curarli .  Oggi alcuni viticoltori, soprattutto i più giovani,  sono ben felici di produrre il vino Doc delle Cinque Terre o il famoso Sciacchetrà  per far conoscere a più persone possibili questa squisita  bevanda color oro.  Alcuni hanno osato di più, e, cercando di essere eroici come gli stessi vitigni  esposti al sole cocente  dei terrazzamenti,  si sono discostati del tutto o in parte  dal produrre solo quelli a marchio unico.  Essi, infatti, a seguito di letture approfondite, tramite un loro senso innato o da segreti  tramandati di generazione in generazione,  hanno deciso di dedicare una parte del loro terrazzamento per produrre (a volte riescono a imbottigliare  veramente pochi litri  ma di alto valore ) qualche bottiglia fuori dagli schemi disposti dal disciplinare e soprattutto fuori dalla tecnologia (anche se in effetti si può parlare solo di piccola tecnologia visto le cantine presenti in quelle strette strisce di terreno adibite a villaggi).  Questa pregiata e rara produzione  la  definirei  CREAZIONE completamente libera ma assai completa. . Trattasi di un vino che ogni volta diverrà diverso  pur nascendo dallo stesso vitigno. Trattasi di un vino il cui risultato di volta in volta dipenderà tutto da come sarà stato bravo il cavallerizzo che si è messo alla prova cavalcando l’onda del suo intuito e osservando meticolosamente ogni minimo cambiamento nel vitigno e nell’ambiente circostante. Nasce infatti tra questo vignaiolo  una sinergia profonda con il  suo vitigno, con i fiori o piante che tengono compagnia ad esso in quel determinato momento,  con il sole, con  il mare , con il vento e  con qualsiasi altro elemento naturale che ogni anno si presenta sempre diverso .  Una bottiglia che dentro  contiene  l’infinito amore che solo l’unione tra  l’uomo e la natura possono offrire.  Una bottiglia che viene difficile stappare. 

LA BASARA  (BEFANA) IN LIGURIA VIEN DAL MARE 


La tradizione della Befana. In Liguria, la parola Befana (Bazâra – si pronuncia basâra), ha origine diversa rispetto a quella italiana: in dialetto genovese, significa “vecchia sporca e trasandata”e sembra spenda spunto dalle lingue iberiche dove appunto la può significare “persona sporca e trasandata“„

Non si usava appendere la calza al caminetto, c’era infatti la tradizione della “scarpa in sciö barcon”, vale a dire la scarpa alla finestra. Era usanza lasciare fuori casa – sul pianerottolo, sul balcone, sul davanzale – una scarpa che poi veniva riempita di leccornie:, ma anche castagne secche, mandarini, e tanto altro. E per i più fortunati, i “marenghi d’ou”, le monete di cioccolato. Anche per questo nelle pasticcerie liguri in genere in questo periodo si trovano le scarpette di cioccolato (e non le calze!) ripiene di caramelle, cioccolatini, e altre delizie: sono una riproduzione golosa della “scarpa in sciö barcon”.“

il menu della Befana scorre come una coda delle abbuffate precedenti. Anzi, più è leggero, e meglio appiattirà i sensi di colpa. Invece un secolo o due fa, quando mangiare non era così colpevolmente di moda, a Genova anche il giorno dell’Epifania, dell’apparizione dei Re Magi, vantava una propria ricetta di base. Era la lasagna “gianca” e al pesto a profumare le sale da pranzo. Secondo il detto: «Epifàgna, gianca lasagna». E ogni parola rispondeva a una ragione precisa: «Le lasagne erano “gianche” perché candida era la pasta, ovvero rigorosamente senza uovo, così come vuole l’autentico impasto alla genovese»

Lapasta, quindi, segna il calendario. Perché se all’Epifania la “lasagna gianca” era d’obbligo, la teglia della Befana seguiva una lista di piatti sicuri e certi come il cambio di stagione. A Santo Stefano si pranzava con ravioli di carne e “tuccu”: carne fatta andare per il sugo buono, il brodo dei maccheroni, invece, doveva essere “u broddu cu canta in terza” così come ricordò l’attrice Maria Vietz, a indicare un amalgama di “pittu” (cappone), di magro (muscolo) e di maiale. «Erano tutti piatti combinati con gli avanzi»

Dove poi, non arriva la spiegazione scientifica aleggia la fantasia. «Nelle feste anche all’Epifania veniva cucinato il pesce, senza dimenticare il cappon magro». Ma com’era la ricetta originaria? «Il pesce si mangiava semplicemente bollito. – sostiene Bampi – la dicitura “alla ligure”, ovvero con pomodoro e olive, non è autentica. È dei nostri giorni». Il cappon magro, re di tutte le feste alla genovese, era ed è ricetta complicata, molto nutriente, ma «non ricoperta di gelatina, come spesso accade oggi, e neppure impastata di salsa verde: questa andava messa da parte in modo da non coprire alla sensibilità del palato, gli altri gusti di pesce e verdure».

Così ci siamo rigenerati:

Appena arrivati ai margini della foresta il gruppo ha iniziato a sentirsi più leggero.

E’ questo il primo avvertimento quando si entra in questa maestosa faggeta ai confini di ben tre province: quella di Parma, quella di Piacenza e quella di Genova.

La salita che vediamo davanti non ci spaventa, sembra creata appositamente per noi, non scoscesa e con maestosi alberi di faggio che circondano il comodo sentiero. Una salita che non rende il respiro affannoso, anzi ci permette di stare nel qui e ora concentrandoci sull’aria fresca e pura che entra dalle narici inspirando e sull’aria calda che esce da noi espirando.

Ad ogni curva del sentiero una sorpresa: prima i funghi, poi un capriolo, poi una roccia posizionata in modo da sembrare il viso di un piccolo orso. Camminare lentamente ha il vantaggio di osservare, per chi lo sa fare, ogni minima finezza che il bosco ci dona costantemente.

Arrivati alla vetta il panorama si apre, infatti i faggi lasciano il posto a una radura e proprio davanti a noi si erge maestoso il mitico Dio Pen, e dietro tutta la catena alpina.

Qui ci sediamo in cerchio e intoniamo una canzone.

Ritornati indietro in silenzio cerchiamo di restare presenti all’attimo presente, ma ogni tanto la mente ritorna a pensare a quanto visto durante la salita, al panorama della vetta, ma poichè siamo consapevoli che esiste solo il qui e ora, con gentilezza ma fermezza, riportiamo la mente al presente.

Prima di salutarci, ci aspetta la meditazione della montagna e la cerimonia del tè, momento importante di condivisione.

Inutile dire che i benefici di questa giornata si sono protatti per tutta la settimana successiva.

E’ dimostrato infatti che, anche solo qualche ora la settimana passata nella natura in modo consapevole, aiuta, ad abbassare i livelli di stress con tutte le conseguenze positive sulla salute che ne derivano

Non vediamo l’ora di ritornare. Arrivederci.

U PREBUGGIùN

Come il pesto, anche il Prebuggiùn è un piatto quasi giornaliero presente nella tavola ligure. Ma se per il pesto ci sono degli ingredienti obbligati per il Prebuggiùn è, soprattutto, l’arte della cuoca che fa la differenza.

Ogni casalinga ha la sua ricetta, anzi più ricette in quanto è sempre diverso, in base alla stagione, in base al livello del mare in cui si trova il terreno dove raccoglie le erbe selvatiche (perché si; sono queste le vere protagoniste del piatto!). Importante è anche la diversa composizione del terreno, l’esposizione al sole, al vento o all’umidità in cui nascono queste erbette. Importante una volta raccolte trasportarle a casa in un cestino di vimini, banditi sono, come del resto per i funghi, i sacchetti di plastica.

Ma, come scrivevo prima, il mélange ben aromatizzato che renderà il piatto prelibato è dato dalla grande sapienza ed esperienza che la cuoca usa nel saper dosare le varie erbe. Ciascuna di esse, nonostante alcune si assomigliano a tal punto che a prima vista, o ad un occhio inesperto, sembrano uguali, ha caratteristiche proprie e talvolta opposte. Alcune sono molto amare, altre risultano dolci, altre contengono troppa acqua, alcune sono piccanti. ecc.

Un vocabolario genovese-italiano spiega il termine prebuggùn come “minestrone contadinesco, per lo più di riso con vari ortaggi in guazzabuglio” C’è poi chi lo definisce come un insieme di erbe che cresocno spontaneamente sulle coline della Liguria. Per alcune donne anziane del Borgo di Riva Trigoso, ai piedi del Bracco, è semplicemente un mix erbe selvatiche raccolte negli incolti, nei coltivi o sui muretti di sostegno dei terrazzamenti secolari costruiti dall’uomo per modificare la natura troppo ripida del monte.

U prebuggiùn, di solito si consuma lesso e si mangia condito con sale ed olio tassativamente extra vergine d’oliva spesso assieme a patate anch’esse bollite. Anticamente lo accompagnavano con tipiche frittelle fatte con pasta per pane lievitata. Viene però utilizzato spessissimo anche come ripieno per i pansoti che verranno successivamente conditi con la salsa di noci, oppure per frittate o torte.

16 sono le erbe selvatiche che possono essere miscelate tra cui la bietola selvatica, la borragine, il finocchio selvatico, il tarassaco ma la regina indiscussa e sempre presente in tutta le ricette ligure è la “Talegua” (Reichardia picroides).

Ospedale di San Nicolao di Pietra Colice

Sul Monte San Nicolao sul massiccio del Bracco, a pochi chilometri da Sestri levante, e a cavallo tra la Provincia di Genova e di La Spezia e tra i comuni di Moneglia e Deiva Marina, si trova il più ampio complesso ospitaliero medievale della Liguria, situato in un importante crocevia di strade. La principale è senz’altro la Via Romana Aemilia Scauri , della quale sono ancora oggi riconoscibili, nella zona, abbondantissime tracce, evidenziate tra l’altro dai resti di alcuni antichi ponti.

Il sito è infatti unico nel suo genere perché conserva tracce di frequentazione dall’epoca neolitica all’età moderna, racchiudendo così più di 5000 anni di storia! In una piccola area dello scavo del sito medievale sono stati trovati alcuni frammenti di anfore di età romana (III-I secolo a.C.) e tracce di buche da palo e piccole fosse, schegge di diaspro, selce e quarzo e frammenti ceramici, che sono attribuibili alla cultura del vaso campaniforme tipica del periodo compreso tra il 2500 e il 2200 a.C. (4500 anni fa).

Sotto a questo livello sono state trovate due fosse di combustione che dalla disposizione delle pietre e dalla tipologia hanno fatto capire che si trattava di luogo in cui il fuoco veniva acceso costantemente per cuocere grossi pezzi di carne o cereali e che l’area veniva frequentata già dall’uomo nel Neolitico (4000 a.C., ovvero 6000 anni fa).

Indagini archeologiche del sito sono state condotte da Leopoldo Cimaschi (1956/58), Alessandra Frondoni (1998), Fabrizio Benente (2001-2008) e dal 2014 a tutt’oggi da Dott.ssa Nadia Campana della Sopraintedenza che insieme a Prof. Fabio Benente la Soprintendenza e al prof. Fabrizio Benente, ha effettuato nel marzo 2021 un nuovo sopralluogo presso la chiesa di S. Nicolò per poter effettuare il consolidamento delle mura di fortificazione dell’area, a seguito dell’ottenimento del finanziamento ministeriale, rispettandone la ricchezza archeologica. Il ritrovamento dell’ossuario della scorsa estate, infatti, richiede una nuova fase di analisi della zona prima di poter avviare i lavori di consolidamento. L’intervento tecnico prevede lo scavo della piazzetta retrostante la chiesa e del lato a ridosso del muro per la realizzazione di canalette di scolo per migliorare il deflusso delle acque meteoriche e la posa di pali di sostegno alla cinta muraria di circa 8 metri ogni 80 centimetri per garantirne la stabilità.

Oltre alla visita del luogo è altamente consigliabile recarsi in pieno centro di Sestri Levante in Corso Colombo dove si trova il Il Museo archeologico e della Città dove l’archeologa Marzia Dentone che è ora anche la conservatrice del museo stesso potrà svelarvi tanti segreti e curiosità di questo misterioso Ospedale.

Ecco l’immagine del sito fatta dal Fabrizio Bracco con il drone