“C’è qualcosa di speciale nel camminare lentamente tra alberi e sentieri silenziosi, respirando i profumi della natura e lasciandosi sorprendere dai dettagli più piccoli. Durante la nostra ultima escursione abbiamo creato un mandala con fiori caduti a terra 🌸 — semplice, spontaneo e imperfetto, ma pieno di significato. Abbiamo passeggiato accanto un piccolo lungo e dissetatoci col l”acqua purissima, così importante per il benessere e la crescita di queste piante. È stato naturale istintivamente fare silenzio per ascoltare lo scroscio dell’acqua,
È stata una giornata di connessione con la natura, tra chiacchiere leggere, sorrisi condivisi e momenti di pura contemplazione. Piccoli gesti, grandi emozioni: così nascono i ricordi più autentici.
Chi c’era sa quanto fosse unico questo incontro tra escursionismo, creatività e benessere. E chi non c’era… beh, forse dovrà aspettare il prossimo anno per viverlo in prima persona 😉.”
Una via nata dall’impegno e dalle fatiche dell’uomo.
La via dell’Amore, Via de l’Amìu in lingua ligure, è una strada pedonale a picco sul mare che congiunge i borghi di Riomaggiore e Manarola, nelle Cinque Terre. Il sentiero è inserito nel Parco nazionale delle Cinque Terre ed è parte integrante di un’area dichiarata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità
1874 una data di grandissima importanza non solo per gli abitanti di Riomaggiore ma di tutte le cinque Terre i borghi non sarebbero più stati isolati non sarebbero più state necessarie e infinite ed estenuanti camminate lungo i sentieri e i viaggi sulle piccole imbarcazioni si iniziò a costruire in quell’anno la rete ferroviaria La Spezia a Genova.
Il primo tratto della Via dell’Amore fu costruito nel 1920
Ma è il 1920 l’anno che segna la nascita di Via dell’Amore. Il primo tratto della Via dell’Amore fu costruito nel 1920 dai minatori dell’impresa Tameo che aveva l’appalto per l’ampliamento della galleria che collega la stazione di Riomaggiore e quella di Manarola. Era un breve sentiero a picco sul mare tra la stazione di Manarola e la polveriera, luogo volto alla conservazione della dinamite che i dirigenti della ditta avevano posto dei dirupi del Vaolongo per maggiore sicurezza. Quando i lavori terminarono il sentiero fu abbandonato, come la casetta polveriera. Ma nel 1928 venne a Riomaggiore l’impresa che doveva bucare la “Biassa” verso Spezia: ci voleva un altro luogo sicuro per la polveriera. I tecnici chiesero consiglio a Vittorio Benvenuto che abitava lì e che indicò i dirupi della banca verso Manarola, dando libero passo in un suo terreno. I dirupi della Banca ebbero la polveriera e il sentiero per raggiungerla.
La via dell’Amore ha unito le due comunita di Riomaggiore e Manarola
Conclusi i lavori la popolazione cominciò a pensare che i tratti delle due polveriere avrebbero potuto essere prolungati fino a congiungersi sullo spazio che le ferrovie avevano costruito sotto i gruppi della galleria Batternara e si diffuse così l’idea di unire due paesi: Manarola e Riomaggiore. Fino ad allora infatti l’unica forma di collegamento tra i due borghi era stato il lungo e faticoso sentiero che attraversava la Valle del Rio Finale e valicava la Costa di Corniolo al punto che i contatti tra le due comunità erano quasi inesistenti, come ben testimonia il fatto che vi si parlano due dialetti diversi della lingua Ligure. Negli anni trenta quindi grazie all’Opera di volontari e alla generosità dei cittadini, che consentirono il passaggio nella loro proprietà, vennero collegati i due sentieri; 800 metri di una passeggiata romantica a 25-30 metri sul mare che venne ribattezzata strada Nuova fino a che non fu proprio un giovane innamorato ad incidere su un sasso il nome per cui la conosciamo oggi, Via dell’Amore. A partire dagli anni settanta diventa una passeggiata turistica meta irrinunciabile dei visitatori delle Cinque Terre. Il percorso interamente scavato nella roccia è esposta al pericolo di frane dovute al periodico cedimento del versanti
la Via dell’Amore nacque dalla quotidianità dalla cooperazione dal duro lavoro dell’uomo
A causa di una nuova frana venuta nel settembre 2012 la Via dell’Amore, inserita dal ministro per i beni e le attività culturali per il turismo Dario Franceschini nei beni nazionali di interesse culturale, è stata chiusa per 12 anni. Sono stati anni in cui si sono avviati studi progetti ricerca di finanziamento per poter restituire oggi il sentiero in piena sicurezza
Oggi attraverso la carta dei sentieri del parco è accessibile tutti i giorni dell’anno salvo condizioni meteo di allerta. Ecco una foto che fa capire che la posizione è rimasta tale e quale a quella di un tempo e che è stata scattata in un posto nostalgico e che lascia la curiosità e vi lascia l’emozione sospesa finchè non ci siete sopra
Le veglie in provincia di Imperia le cose che andrò a raccontarvi sono continuate ad accadere per secoli e sono scomparse solo dopo la seconda Guerra mondiale in un tempo neppure molto lontano dunque non c’erano molte delle cose a cui ormai ci siamo abituati non c’era la televisione lui telefonini, pensate , neppure l’energia elettrica . Cosa facevano dunque i vostri bisnonni : la sera molti avevano l’abitudine di riunirsi d’estate andando a sedersi per esempio sotto un portico (quelli che ancora oggi in dialetto chiamiamo Grotte )e in quei luoghi chiacchieravano e si raccontavano storie ed inverno quando cominciavano i primi freddi , di solito in corrispondenza dei primi giorni di novembre nel periodo in cui scade la ricorrenza in cui si ricordano i defunti , la gente si riuniva nelle cosiddette veglie. Adesso vi stupirete certamente perché devo dirvi che le veglie di solito si tenevano nelle stalle in compagnia degli animali. Nell’epoca di cui stiamo parlando non c’era neanche il riscaldamento nelle case così come siamo abituati a godercela oggi in compenso nella stalla c’erano gli animali che mettevano il loro calore naturale per cui accendendo un piccolo fuoco di legna su cui magari fare le caldarroste, un buon numero di gente si scaldava praticamente gratis , Cosa succedeva durante le veglie ? bisogna dire che alla fievole luce del fuoco e con l’ausilio di qualche rara candela le donne lavoravano facendo l’uncinetto o cucendo gli strappi nei pochi vestiti che la famiglia possedeva E gli uomini di solito si occupavano delle caldarroste con i piedi allungati verso il fuoco si riposavano dalle fatiche della giornata mentre i bambini della vostra età bene dovete immaginarli seduti in braccio a qualcuno o anche accovacciati vicino al focolari intenti ad ascoltare. Erano le nonne di solito a parlare e raccontavano favole oppure fatti un po’ strani e che tutti giuravano essere accaduti per davvero.
Io proprio una di queste storie voglio raccontarvi . E’ una storia che riguarda dei giganti che sembra abitassero nei boschi che circondavano il paesino di mendatica in Alta Valle Arroscia . I boschi erano composti in prevalenza di Faggi, Il faggio è una pianta maestosa e ancora oggi esiste nelle vicinanze di Mendatica una vera e propria foresta di queste piante che è conosciuta con il nome di BOSCO DI REZZO dal nome di un altro paesino nelle vicinanze. Non c’erano solo le faggete ma c’erano anche molti castagneti che offrivano il loro frutti ed erano intensamente frequentati dagli abitanti di Mendatica anzi la presenza di queste foreste di castani ci suggerisce una differenza con il bosco dei Faggi . Questi ultimi erano considerati i boschi selvaggi da acquistare distanti perché densi di molti pericoli mentre i castagneti grazie al loro utilizzo costante erano per così dire “Boschi addomesticati “ e certo non paurosi come quelli in cui dominava il faggio. I giganti assai simili nella tradizione popolare aI ciclopi, anche se i nostri avevano tutti e due gli occhi, dovete immaginarli dunque come dei titani da guardare da sotto in su alti e grossi e dunque dotati di una grande forza. Questi personaggi erano abituati a vivere in modo quasi selvaggio nell’immensa faggeta ,
Gli abitanti dei paesi come Mendatica avevano una gran paura di questi esseri così fuori dall’ordinario E tuttavia tra l’ammirato e il timoroso narravano AI bambini durante le veglie le imprese degli uomini dei Faggi.
Raccontavano ad esempio di quella volta quando uno di questi giganti fu assalito da ben sette lupi affamati e il gigante vistosi circondato si arrampicò veloce su un faggio perché, per quanto fosse forte non se la sentiva di ingaggiare lotta con sette bestie feroci.
tuttavia i lupi ,siccome la fame aguzza l’ingegno anche negli animali , si portarono sotto la pianta su cui si era rifugiato il titano e cominciarono a salire uno sulla groppa dell’altro nell’intento di raggiungerlo e rimediarsi così la cena il Gigante vistosi perso e dovendo dunque affrontare per forza il pericolo con uno sforzo sovraumano sradico un giovane larice che cresceva vicino al faggio su cui si era rifugiato e con un solo colpo utilizzando la giovane pianta come un giavellotto infilzò tutti e 7 i lupi uccidendo e scampandoli da morte certa. Come vedete questi gigarnti erano davvero forti e spesso non si rendevano conto della loro forza.
tratto dai racconti che avete piacere di ascoltare il racconto fatto con una bella voce femminile lo trovate sul sito regione Liguria dentro sezione racconti , testo GLI UOMINI DEI FAGGI
Ecco due collage di foto. Il primo riassume la giornata del 31 dicembre 2025
questo secondo invece riassume la camminata di inizio 2026
Auguro a tutti voi un sereno e felice 2026 e a chi ama camminare in natura tante belle escursioni. Camminare lungo un sentiero in compagnia mette tranquillità, porta allegria , fa nascere tante belle amicizie e qualche volta anche l’amore. Camminare è certamente un’attività “rigenerante”, ma è anche e non meno importante un vero e proprio movimento alleato della salute sia fisica che mentale ,
Il vero cammino non cerca gloria sui social, ma piuttosto un cammino vivo che diventa uno stare in natura connettendosi con tutti gli elementi intorno attraverso il quale instaurare una relazione consapevole e duratura.
Non basta andare nel verde ogni tanto per stare meglio. Serve una frequentazione crescente che ci permetta di riprendere confidenza con l’ambiente naturale perchè a causa di questa vita frenetica in ambienti troppo antropizzati ci siamo, (chi più chi meno) “snaturati” (uso appositamente la parola “riprendere”,raffrontando la vita dei nostri nonni alla nostra) Frequentare il più possibile la natura ci riporta piano piano a ritmi più naturali e più in linea con i tempi della natura e di conseguenza a aprire i nostri occhi a sempre una miglior visione d’insieme, in cui salute umana ed equilibrio ecologico si sostengono a vicenda.
Questa canzone descrive l’attaccamento dei genovesi alla propria città e contrasta lo stereotipo della loro avarizia riconoscendogli valori più alti di quelli materiali: nel caso del protagonista, a un iniziale desiderio di una condizione migliore (Aveva lottato per risparmiare e farsi la palazzina e il giardinetto), pian piano subentra la nostalgia che lo vince.
Narra la storia di un genovese emigrato in America che ritrovatosi a pensare alla bellezza della sua città, sopraffatto dalla nostalgia, decide di farvi ritorno, contro il volere del figlio.
La composizione del 1925 è attribuita a Mario Cappelli ed è stata eseguita da diversi artisti fra i quali Gino Paoli e Mina. Nel 2007 è stata incisa anche da Antonella Ruggero , che già l’aveva cantata a Genova in occasione della manifestazione canora Just Like a woman del 2004 e infine è stata eseguita anche nel 2011 al Festival di Sanremo dal trio Ranieri, Bizzarri e Kessisoglu.
ecco il testo in genovese.
«O l’êa partîo sénsa ‘na palanca, l’êa za trent’anni, fòrse anche ciù. O l’àia lotòu pe métte i dinæ a-a bànca e poéisene un giórno vegnî in zu. E fâse a palassinn-a e o giardinétto, co-o ranpicante, co-a cantinn-a e o vin, a branda attacâ a-i èrboi, a ûso letto, pe dâghe ‘na schenâ seja e matìn. Ma o figgio o ghe dixeiva: “No ghe pensâ a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?!” Ma se ghe penso alôa mi veddo o mâ, véddo i mæ mónti e a ciàssa da Nonçiâ, rivéddo o Righi e me s’astrenze o cheu, véddo a Lanterna, a Cava, lazù o Meu… Rivéddo a-a seja Zêna ilûminâ, véddo la-a Fôxe e sento franze o mâ e alôa mi pénso ancón de ritornâ a pösâ e òsse dôve ò mæ madonâ. O l’êa passòu do ténpo, fòrse tròppo, o figgio o l’inscisteiva: “Stémmo ben, dôve t’êu andâ, papà?.. pensiêmo dòppo, o viâgio, o mâ, t’ê vêgio, no convén!” “Òh no, òh no! mi me sento ancón in ganba, son stùffo e no ne pòsso pròpio ciù, L’è in pö che sento dî: señor, caramba, mi vêuggio ritornâmene ancón in zû… Ti t’ê nasciûo e t’æ parlòu spagnòllo, mi son nasciûo zeneize e… no me mòllo!” Ma se ghe penso alôa mi véddo o mâ, véddo i mæ mónti e a ciàssa da Nonçiâ, rivéddo o Righi e me s’astrenze o cheu, véddo a Lanterna, a Cava, lazù o Meu… Rivéddo a-a seja Zêna iluminâ, véddo la-a Fôxe e sénto franze o mâ e alôa mi pénso ancón de ritornâ a pösâ e òsse dôve ò mæ madonâ. E sénsa tante cöse o l’é partîo e a Zêna o gh’à formòu tórna o seu nîo.»
e la traduzione in italiano.
«Era partito senza un soldo, aveva già trent’anni, forse anche più. Aveva lottato per mettere i soldi in banca e potersene un giorno tornare ancora giù e farsi la palazzina e il giardinetto, con il rampicante, con la cantina e il vino, la branda attaccata agli alberi a uso letto, per coricarcisi alla sera e al mattino. Ma il figlio gli diceva: “Non ci pensare a Genova perché ci vuoi tornare?!”
Ma se ci penso allora io vedo il mare, vedo i miei monti e piazza della Nunziata rivedo il Righi e mi si stringe il cuore, vedo la Lanterna, la cava, laggiù il molo … Rivedo alla sera Genova illuminata, vedo là la Foce e sento frangere il mare e allora io penso ancora di ritornare a posare le ossa dove è mia nonna. Ed era passato del tempo, forse troppo, il figlio insisteva: “Stiamo bene, dove vuoi andare, papà?..penseremo dopo; il viaggio, il mare, sei vecchio, non conviene!” “Oh no, oh no! mi sento ancora in gamba, sono stanco e non ne posso proprio più, sono stufo di sentire: señor, carramba, io voglio ritornarmene ancora in giù… Tu sei nato e hai parlato spagnolo, io sono nato genovese e… non ci mollo!” Ma se ci penso allora io vedo il mare, vedo i miei monti e piazza della Nunziata, rivedo Righi e mi si stringe il cuore, vedo la Lanterna, la cava, laggiù il molo… Rivedo la sera Genova illuminata, vedo là la Foce e sento frangere il mare, e allora io penso ancora di ritornare a posare le ossa dove è mia nonna. E senza tanti indugi è partito e a Genova ha formato di nuovo il suo nido.»
Nelle nostre uscite di benessere in natura e quindi nelle attività che non riguardano il trekking vero e proprio è sempre presente la pratica giapponese dello Shinrin-yoku (Forest Bathing), termine che vuole esprimere il concetto di immergersi nell’atmosfera della foresta, farne esperienza attraverso tutti e cinque i sensi.
Oggi in questa giornata feriale, che ben si presta perchè le foreste sono molto meno frequentate, abbiamo provato l’esperienza di una connessione con gli elementi naturali circostanti e siamo riusciti ad abbandonare lo stresse, e la stanchezza fisica. Ci siamo ricaricati trovando una nuova energia che ci servirà per affrontare al meglio le giornate più impegnative.
Ecco un piccolo collage dei momenti vissuti insieme.
Grazie all’esperienza del nostro team è stato realizzato il sogno anche dei meno allenati di raggiungere la vetta della Montagna più alta di Liguria aggiungendo inaspettatamente pure la vetta del Frontè
Il tutto anticipato dalla panoramica passeggiata sul mare della Via Julia Augusta tra Albenga e Alassio terminata con un bel bagno ristoratore.
Ecco il collage dell escursione mare e monti del Ponente Ligure.
Ciao, cosa preferisci tra un testo creato dall’intelligenza artificiale e invece un testo che deriva da informazioni ricercate e verificate con tanta presenza e Passione?
Lascio a voi ogni riflessione, vi metto due articoli diversi qui sotto: il primo creato dall’intelligenza artificiale e il secondo creato tramite informazioni reperite sul posto a seguito dei miei sopralluoghi e escursioni guidate e ricevute dal figlio di Calzolari e da documentazione cartacea.
primo articolo con questa domanda posta all’intelligenza artificiale:
Cortesemente puoi descrivermi con più informazioni possibili il fenomeno della farfalla dorata di Lerici?
Articolo di risposta:
La Meravigliosa Farfalla Dorata di Lerici
Se visiti Lerici, un incantevole borgo sulla costa ligure, potresti avere la fortuna di incontrare un fenomeno davvero speciale: la comparsa improvvisa di tante farfalle dorate che volteggiano nell’aria. Questa meraviglia naturale è conosciuta come la Farfalla Dorata di Lerici e rappresenta un autentico spettacolo per occhi esperti e curiosi.
Cosa è la Farfalla Dorata? La Farfalla Dorata (nome scientifico Colias crocea) è un insetto appartenente alla famiglia delle Coliadinae. Si riconosce facilmente per il suo colore brillante, che va dal giallo intenso all’oro, e per le sue ali larghe e sottili. È una farfalla comune in molte parti d’Europa, ma a Lerici si distingue per la grande quantità e il momento in cui appare.
Quando e perché si vede? Generalmente, questo fenomeno avviene tra fine primavera e inizio estate, quando le temperature sono più calde e il clima è stabile. La Farfalla Dorata si concentra soprattutto nelle zone di macchia mediterranea, vicino alla costa, dove trova le piante di cui si nutre e sui quali depone le uova. La sua presenza può sembrare improvvisa, ma in realtà è legata a particolari condizioni climatiche e ambientali che favoriscono la sua migrazione e proliferazione.
Perché è così speciale? La vera magia sta nel fatto che durante questo periodo, molte di queste farfalle si raccolgono in grandi gruppi, creando un vero e proprio “fiume dorato” che riempie l’aria di un bagliore splendente. È un fenomeno naturale molto raro e affascinante, che attira fotografi, naturalisti e visitatori desiderosi di ammirare questa meraviglia effimera.
Come rispettare questo spettacolo? Se decidi di andare a vedere la Farfalla Dorata di Lerici, ricorda di farlo nel rispetto della natura. Non disturbare gli insetti, evita di raccoglierle e cerca di osservare senza disturbare il loro ambiente. La loro presenza è un segno importante della buona salute dell’ecosistema locale.
In conclusione La Farfalla Dorata di Lerici è un esempio di come la natura possa sorprenderci con i suoi spettacoli più belli e imprevedibili. Se ti trovi in zona tra primavera e estate, tieni gli occhi aperti: potresti essere fortunato e assistere a questo affascinante fenomeno, un vero dono della natura che rende Lerici ancora più speciale.
SECONDO ARTICOLO: IL FENOMENO DELLA FARFALLA DORATA SOPRA LERICI
Monti di San Lorenzo è una località sul monte Caprione, nel comune di Lerici, a pochi chilometri dalla Spezia. Intorno agli anni Novanta il Professor Enrico Calzolari ha scoperto un sito megalitico che ogni anno, da circa ottomila anni, regala il fenomeno della «farfalla dorata».
Storicamente, prima della dominazione romana, la località era stata abitata dai Liguri, ai quali si erano unite in seguito anche alcune tribù celtiche. È un’area che, secondo molti, emana energie particolari: vi sorgono un tempio buddista, i ruderi della chiesa di San Lorenzo, risalente al XII secolo, e un complesso megalitico di epoca preistorica.
Camminando nei sentieri del bosco ad un certo punto si percepisce una particolare sensazioni che anticipa la vista di alcuni blocchi di pietra e si nota che non sono disposti a caso, ma in una posizione tale che, nel periodo del solstizio estivo, gli ultimi raggi del sole, passando attraverso la fessura formata dalle rocce, proiettano l’immagine di una perfetta farfalla di luce su un monolite che si trova di fronte.
Si resta sorpresi e si torna a casa cercando spiegazioni salvo non si abbia avuto la fortuna di incontrare il figlio del Professor, che seguendo la passione del padre e divenuto guida ambientale escursionistica appositamente per poter divulgare quanto scoperto dal padre, abbia iniziato a raccontarti nei mimini dettagli le cose scoperte e tutti i misteri che ancora gi restano da svelare.
Tra storie comprensibili con la mente e le strane forme delle rocce che si trovano anche nei dintorni viene spontaneo pensare all’esistenza di rituali sconosciuti legati al femminile e alla fertilità.
Mentre le persone attendono l’apparire della farfalla tutto è in ombra ma mano a mano che i raggi del Sole entreranno all’interno della losanga proiettaranno, in una pietra fallica che si trova di fronte, l’immagine di una farfalla dorata. Per alcuni il rito simboleggia un “passaggio” metafisico, una “trasmigrazione”, che si verifica proprio al cambio di stagione, in una terra di confine, di cui la farfalla è veicolo e il sito la porta. Se si tratti della transizione delle anime tra il mondo dei vivi e quello dei morti, dunque un culto legato alla fertilità/nascita oppure alla morte, oppure simboleggi una trasmutazione non lo sapremo mai con esattezza.
Nelle immediate vicinanze si possono notare altri resti di monoliti, tracce di muri e i resti di un’esedra, tutte strutture per le quali si esclude una funzione pratica, ma si pensa formassero tutte insieme l’area rituale.
Potrei continuare ancora ma per percepire la passione del Calzolari è bene seguirmi sul posto.
Vi aspetto il 17 giugno per ascoltare i vostri preziosi contributi.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute, l’associazione Teffit condurrà un interessante webinar gratuito dal titolo:
IL LEGAME ESSENZIALE TRA SALUTE UMANA E FORESTE: COSA SI NASCONDE TRA GLI ALBERI?
il webinar del 7 aorile ha lo scopo di far scoprire il vero valore delle foreste, delle aree verdi urbane e periurbane, e come queste influenzano il nostro benessere.
sabato 5 e domenica 6 aprile, con il mercatino che proseguirà poi fino al 21 aprile, Lunedì dell’Angelo, con 26 operatori di merci varie in arrivo di tutta Italia con i loro prodotti tipici dolci e salati, i manufatti artigianali e di pelletteria. Si ringraziano per la collaborazione il Comune di Genova e Polizia municipale e Genova Parcheggi per il supporto.
Lo stand dei Panera Days, aprirà ufficialmente sabato 5 aprile alle ore 12 ospiterà 2 giorni di degustazioni e laboratori tematici dedicati al gusto nato nell’Ottocento, secondo la leggenda, dall’errore di un garzone di bottega nel versare del caffè in una coppa di panna montata, dando così origine alla “panna neigra” che tanto successo avrebbe poi riscosso fino ai nostri giorni. Sempre attivi, poi, i “Punti Panera” dove trovare il semifreddo Nei giorni dell’evento e non solo potrai trovare il semifreddo Panera presso questi esercenti:
Cremeria Buonafede Via Luccoli 12r – Via degli Orefici 59r Genova Gelateria Balbi via Balbi 165r Genova Gelateria Bixio Via Nino Bixio 5B/5Cr Genova Carignano Gelateria Chicco Via Oberdan 120r Genova Nervi Gelateria Paciuga Via di Santa Zita 38r Genova Vaniglia Gelateria Artigianale Via XX Settembre, 70r Genova Ostaia de Baracche Via delle Baracche 2, 16136 Genova
Nelle stesse giornate ci sarà anche il mercatino che proseguirà poi fino al 21 aprile, Lunedì dell’Angelo, con 26 operatori di merci varie in arrivo di tutta Italia con i loro prodotti tipici dolci e salati, i manufatti artigianali e di pelletteria. Dove? In Piazza Matteotti a Genova.