La Farfalla Dorata di Lerici: Intelligenza Artificiale verso studi accurati, passione e presenza.

Ciao, cosa preferisci tra un testo creato dall’intelligenza artificiale e invece un testo che deriva da informazioni ricercate e verificate con tanta presenza e Passione?

Lascio a voi ogni riflessione, vi metto due articoli diversi qui sotto: il primo creato dall’intelligenza artificiale e il secondo creato tramite informazioni reperite sul posto a seguito dei miei sopralluoghi e escursioni guidate e ricevute dal figlio di Calzolari e da documentazione cartacea.

La Meravigliosa Farfalla Dorata di Lerici

Se visiti Lerici, un incantevole borgo sulla costa ligure, potresti avere la fortuna di incontrare un fenomeno davvero speciale: la comparsa improvvisa di tante farfalle dorate che volteggiano nell’aria. Questa meraviglia naturale è conosciuta come la Farfalla Dorata di Lerici e rappresenta un autentico spettacolo per occhi esperti e curiosi.

Cosa è la Farfalla Dorata?
La Farfalla Dorata (nome scientifico Colias crocea) è un insetto appartenente alla famiglia delle Coliadinae. Si riconosce facilmente per il suo colore brillante, che va dal giallo intenso all’oro, e per le sue ali larghe e sottili. È una farfalla comune in molte parti d’Europa, ma a Lerici si distingue per la grande quantità e il momento in cui appare.

Quando e perché si vede?
Generalmente, questo fenomeno avviene tra fine primavera e inizio estate, quando le temperature sono più calde e il clima è stabile. La Farfalla Dorata si concentra soprattutto nelle zone di macchia mediterranea, vicino alla costa, dove trova le piante di cui si nutre e sui quali depone le uova. La sua presenza può sembrare improvvisa, ma in realtà è legata a particolari condizioni climatiche e ambientali che favoriscono la sua migrazione e proliferazione.

Perché è così speciale?
La vera magia sta nel fatto che durante questo periodo, molte di queste farfalle si raccolgono in grandi gruppi, creando un vero e proprio “fiume dorato” che riempie l’aria di un bagliore splendente. È un fenomeno naturale molto raro e affascinante, che attira fotografi, naturalisti e visitatori desiderosi di ammirare questa meraviglia effimera.

Come rispettare questo spettacolo?
Se decidi di andare a vedere la Farfalla Dorata di Lerici, ricorda di farlo nel rispetto della natura. Non disturbare gli insetti, evita di raccoglierle e cerca di osservare senza disturbare il loro ambiente. La loro presenza è un segno importante della buona salute dell’ecosistema locale.

In conclusione
La Farfalla Dorata di Lerici è un esempio di come la natura possa sorprenderci con i suoi spettacoli più belli e imprevedibili. Se ti trovi in zona tra primavera e estate, tieni gli occhi aperti: potresti essere fortunato e assistere a questo affascinante fenomeno, un vero dono della natura che rende Lerici ancora più speciale.

Monti di San Lorenzo è una località sul monte Caprione, nel comune di Lerici, a pochi chilometri dalla Spezia. Intorno agli anni Novanta il Professor Enrico Calzolari ha scoperto un sito megalitico che ogni anno, da circa ottomila anni, regala il fenomeno della «farfalla dorata».

Storicamente, prima della dominazione romana, la località era stata abitata dai Liguri, ai quali si erano unite in seguito anche alcune tribù celtiche. È un’area che, secondo molti, emana energie particolari: vi sorgono un tempio buddista, i ruderi della chiesa di San Lorenzo, risalente al XII secolo, e un complesso megalitico di epoca preistorica.

Camminando nei sentieri del bosco ad un certo punto si percepisce una particolare sensazioni che anticipa la vista di alcuni blocchi di pietra e si nota che non sono disposti a caso, ma in una posizione tale che, nel periodo del solstizio estivo, gli ultimi raggi del sole, passando attraverso la fessura formata dalle rocce, proiettano l’immagine di una perfetta farfalla di luce su un monolite che si trova di fronte.

Si resta sorpresi e si torna a casa cercando spiegazioni salvo non si abbia avuto la fortuna di incontrare il figlio del Professor, che seguendo la passione del padre e divenuto guida ambientale escursionistica appositamente per poter divulgare quanto scoperto dal padre, abbia iniziato a raccontarti nei mimini dettagli le cose scoperte e tutti i misteri che ancora gi restano da svelare.

Tra storie comprensibili con la mente e le strane forme delle rocce che si trovano anche nei dintorni viene spontaneo pensare all’esistenza di rituali sconosciuti legati al femminile e alla fertilità.

Mentre le persone attendono l’apparire della farfalla tutto è in ombra ma mano a mano che i raggi del Sole entreranno all’interno della losanga proiettaranno, in una pietra fallica che si trova di fronte, l’immagine di una farfalla dorata. Per alcuni il rito simboleggia un “passaggio” metafisico, una “trasmigrazione”, che si verifica proprio al cambio di stagione, in una terra di confine, di cui la farfalla è veicolo e il sito la porta. Se si tratti della transizione delle anime tra il mondo dei vivi e quello dei morti, dunque un culto legato alla fertilità/nascita oppure alla morte, oppure simboleggi una trasmutazione non lo sapremo mai con esattezza.

Nelle immediate vicinanze si possono notare altri resti di monoliti, tracce di muri e i resti di un’esedra, tutte strutture per le quali si esclude una funzione pratica, ma si pensa formassero tutte insieme l’area rituale.

Potrei continuare ancora ma per percepire la passione del Calzolari è bene seguirmi sul posto.

Vi aspetto il 17 giugno per ascoltare i vostri preziosi contributi.

💕 Fragori di Cascate e Silenzi di Boschi Infuocati

✏️ Isolarsi e immergersi nella natura era quello che desideravamo. Doppietta risultata vincente quella degli ampi spazi aperti sulle cime che si sono contrapposti agli infuocati boschi di larici .

✏️Fantastici protagonisti sorridenti, allegri, collaborativi e soprattutto fiduciosi (nel forest bathing è necessario lasciarsi condurre dalle indicazioni che ti arrivano dal bosco nella sua complessità che ogni istante è diversa )

✏️ E poi il canto dell’acqua, in mille voci e mille toni, che accompagna il suo movimento e ce lo rende presente nel paesaggio anche quando ancora non la vediamo. Già a distanza possiamo percepire il fruscio del ruscello che corre tra le piante, il suo risuonare e gorgogliare interrotto quando saltella tra i balzi e i sassi, il ticchettante gocciolio lungo le rocce, lo scroscio sonoro ed echeggiante della cascata, il coro sommesso del fiume.

✏️ E al calar del sole ci avviciniamo al caldo ed accogliente rifugio e nell’attesa di un altro magnifico momento davanti al fuoco del camino prepariamo una merenda con i frutti del bosco a valle.

✏️ Arrivederci presto per vivere in natura e in noi stessi.

La ricetta Ligure per un pranzo di Natale come da tradizione

Della pasta ligure quasi tutti conoscono i pansoti ripieni di ricotta e spinaci e le troffie condite con il pesto. Oggi invece vi svelo una ricetta  poco conosciuta anche perché gustata solo la sera della Vigilia o durante il pranzo di natale.

NATALINI IN BRODO

I Natalini sono una pasta tipica  regionale (assomigliano a lunghissime penne lisce)  che viene venduta solo nel periodo delle feste  

Come da  tradizione essi  non vanno assolutamente spezzati prima di essere cotti nel brodo che originariamente è quello di cappone ma che si trova anche nella variante con polpettine di carne di manzo e pezzetti di salsiccia. Il piatto è considerato un portafortuna: i bocconi di carne simboleggiano le palanche, ovvero ricchezza e anche se semplice non è da considerarsi un piatto povero poiché in passato non tutti potevano permettersi il cappone.

le carni utilizzate per il brodo possono essere usate per preparare il ripieno dei ravioli che si mangiano il giorno di Santo Stefano.

 Ingredienti:

  • 300 grammi di natalini
  • 200 grammi di trippa cotta
  • 100 grammi di salsiccia
  • 2 coste di sedano
  • 1 litro e mezzo brodo (in genere di cappone, o pollo)
  • Grana grattugiato a piacere

Procedimento per la preparazione del brodo

Come sempre quando si cucina il brodo, armatevi di tanta pazienza. La cottura deve essere lenta e lunga. Poi il brodo va filtrato per bene con l’aiuto di un panno da cucina di cotone e se serve, va anche sgrassato. Il brodo del cappone infatti, tende ad essere piuttosto grasso. Se preparate il brodo con un giorno di anticipo, prima di cucinare i natalini  potete farlo ulteriormente bollire ed eliminare le parti grasse che man mano saliranno in superficie.

  • Procedimento per la cottura dei natalini
  • Iniziamo tagliando le trippe a listarelle sottili, poi spelliamo la salsiccia e produciamo delle piccole palline. Tagliamo poi a bastoncini il sedano.
  • Mettiamo il brodo sul fuoco e facciamo lessare trippa e sedano insieme. Dopo 10 minuti aggiungiamo i natalini, e dopo altri 10 le palline di salsiccia.
  • Dopo la cottura, serviamo il tutto ben cosparso di grana. Devono essere tassativamente serviti ben caldi.
  • Esiste anche una variante che prevede la farcitura dei natalini (prima della cottura) con la pasta di salsiccia: per compiere l’operazione, c’è chi si aiuta con una sorta di grande siringa.

Essendo i paesini della liguria divisi fra loro da una miriade di colline, collinette e montagne ogni frazione ha la sua ricetta che ritiene originale . Esistono anche ricette dove i natalini vengono farciti con verdure o erbe di campo invernali amalgamate con uova, pangrattato e grana.

La ricetta della mia nonna è simile ma ve la posso svelare solo davanti al piatto pronto in occasione del prossimo Natale insieme.  

U PREBUGGIùN

Come il pesto, anche il Prebuggiùn è un piatto quasi giornaliero presente nella tavola ligure. Ma se per il pesto ci sono degli ingredienti obbligati per il Prebuggiùn è, soprattutto, l’arte della cuoca che fa la differenza.

Ogni casalinga ha la sua ricetta, anzi più ricette in quanto è sempre diverso, in base alla stagione, in base al livello del mare in cui si trova il terreno dove raccoglie le erbe selvatiche (perché si; sono queste le vere protagoniste del piatto!). Importante è anche la diversa composizione del terreno, l’esposizione al sole, al vento o all’umidità in cui nascono queste erbette. Importante una volta raccolte trasportarle a casa in un cestino di vimini, banditi sono, come del resto per i funghi, i sacchetti di plastica.

Ma, come scrivevo prima, il mélange ben aromatizzato che renderà il piatto prelibato è dato dalla grande sapienza ed esperienza che la cuoca usa nel saper dosare le varie erbe. Ciascuna di esse, nonostante alcune si assomigliano a tal punto che a prima vista, o ad un occhio inesperto, sembrano uguali, ha caratteristiche proprie e talvolta opposte. Alcune sono molto amare, altre risultano dolci, altre contengono troppa acqua, alcune sono piccanti. ecc.

Un vocabolario genovese-italiano spiega il termine prebuggùn come “minestrone contadinesco, per lo più di riso con vari ortaggi in guazzabuglio” C’è poi chi lo definisce come un insieme di erbe che cresocno spontaneamente sulle coline della Liguria. Per alcune donne anziane del Borgo di Riva Trigoso, ai piedi del Bracco, è semplicemente un mix erbe selvatiche raccolte negli incolti, nei coltivi o sui muretti di sostegno dei terrazzamenti secolari costruiti dall’uomo per modificare la natura troppo ripida del monte.

U prebuggiùn, di solito si consuma lesso e si mangia condito con sale ed olio tassativamente extra vergine d’oliva spesso assieme a patate anch’esse bollite. Anticamente lo accompagnavano con tipiche frittelle fatte con pasta per pane lievitata. Viene però utilizzato spessissimo anche come ripieno per i pansoti che verranno successivamente conditi con la salsa di noci, oppure per frittate o torte.

16 sono le erbe selvatiche che possono essere miscelate tra cui la bietola selvatica, la borragine, il finocchio selvatico, il tarassaco ma la regina indiscussa e sempre presente in tutta le ricette ligure è la “Talegua” (Reichardia picroides).