LA CANZONE: MA SE GHE PENSO

Questa canzone descrive l’attaccamento dei genovesi alla propria città e contrasta lo stereotipo della loro avarizia riconoscendogli valori più alti di quelli materiali: nel caso del protagonista, a un iniziale desiderio di una condizione migliore (Aveva lottato per risparmiare e farsi la palazzina e il giardinetto), pian piano subentra la nostalgia che lo vince.

Narra la storia di un genovese emigrato in America che ritrovatosi a pensare alla bellezza della sua città, sopraffatto dalla nostalgia, decide di farvi ritorno, contro il volere del figlio.

La composizione del 1925 è attribuita a Mario Cappelli ed è stata eseguita da diversi artisti fra i quali Gino Paoli e Mina. Nel 2007  è stata incisa anche da Antonella Ruggero , che già l’aveva cantata a Genova in occasione della manifestazione canora Just Like a woman del 2004 e infine è stata eseguita anche nel 2011 al Festival di Sanremo dal trio Ranieri, Bizzarri e Kessisoglu.

ecco il testo in genovese.

«O l’êa partîo sénsa ‘na palanca,
l’êa za trent’anni, fòrse anche ciù.
O l’àia lotòu pe métte i dinæ a-a bànca
e poéisene un giórno vegnî in zu.
E fâse a palassinn-a e o giardinétto,
co-o ranpicante, co-a cantinn-a e o vin,
a branda attacâ a-i èrboi, a ûso letto,
pe dâghe ‘na schenâ seja e matìn.
Ma o figgio o ghe dixeiva: “No ghe pensâ
a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?!”
Ma se ghe penso alôa mi veddo o mâ,
véddo i mæ mónti e a ciàssa da Nonçiâ,
rivéddo o Righi e me s’astrenze o cheu,
véddo a Lanterna, a Cava, lazù o Meu…
Rivéddo a-a seja Zêna ilûminâ,
véddo la-a Fôxe e sento franze o mâ
e alôa mi pénso ancón de ritornâ
a pösâ e òsse dôve ò mæ madonâ.
O l’êa passòu do ténpo, fòrse tròppo,
o figgio o l’inscisteiva: “Stémmo ben,
dôve t’êu andâ, papà?.. pensiêmo dòppo,
o viâgio, o mâ, t’ê vêgio, no convén!”
“Òh no, òh no! mi me sento ancón in ganba,
son stùffo e no ne pòsso pròpio ciù,
L’è in pö che sento dî: señor, caramba,
mi vêuggio ritornâmene ancón in zû…
Ti t’ê nasciûo e t’æ parlòu spagnòllo,
mi son nasciûo zeneize e… no me mòllo!”
Ma se ghe penso alôa mi véddo o mâ,
véddo i mæ mónti e a ciàssa da Nonçiâ,
rivéddo o Righi e me s’astrenze o cheu,
véddo a Lanterna, a Cava, lazù o Meu…
Rivéddo a-a seja Zêna iluminâ,
véddo la-a Fôxe e sénto franze o mâ
e alôa mi pénso ancón de ritornâ
a pösâ e òsse dôve ò mæ madonâ.
E sénsa tante cöse o l’é partîo
e a Zêna o gh’à formòu tórna o seu nîo.»

e la traduzione in italiano.

«Era partito senza un soldo,
aveva già trent’anni, forse anche più.
Aveva lottato per mettere i soldi in banca
e potersene un giorno tornare ancora giù
e farsi la palazzina e il giardinetto,
con il rampicante, con la cantina e il vino,
la branda attaccata agli alberi a uso letto,
per coricarcisi alla sera e al mattino.
Ma il figlio gli diceva: “Non ci pensare
a Genova perché ci vuoi tornare?!”

Ma se ci penso allora io vedo il mare,
vedo i miei monti e piazza della Nunziata
rivedo il Righi  e mi si stringe il cuore,
vedo  la Lanterna, la cava, laggiù il molo …
Rivedo alla sera Genova illuminata,
vedo là  la Foce e sento frangere il mare
e allora io penso ancora di ritornare
a posare le ossa dove è mia nonna.
Ed era passato del tempo, forse troppo,
il figlio insisteva: “Stiamo bene,
dove vuoi andare, papà?..penseremo dopo;
il viaggio, il mare, sei vecchio, non conviene!”
“Oh no, oh no! mi sento ancora in gamba,
sono stanco e non ne posso proprio più,
sono stufo di sentire: señor, carramba,
io voglio ritornarmene ancora in giù…
Tu sei nato e hai parlato spagnolo,
io sono nato genovese e… non ci mollo!”
Ma se ci penso allora io vedo il mare,
vedo i miei monti e piazza della Nunziata,
rivedo Righi e mi si stringe il cuore,
vedo la Lanterna, la cava, laggiù il molo…
Rivedo la sera Genova illuminata,
vedo là la Foce e sento frangere il mare,
e allora io penso ancora di ritornare
a posare le ossa dove è mia nonna.
E senza tanti indugi è partito
e a Genova ha formato di nuovo il suo nido.»

Escursione al Saccarello e Frontè: Guida per Tutti

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Grazie all’esperienza del nostro team è stato realizzato il sogno anche dei meno allenati di raggiungere la vetta della Montagna più alta di Liguria aggiungendo inaspettatamente pure la vetta del Frontè

Il tutto anticipato dalla panoramica passeggiata sul mare della Via Julia Augusta tra Albenga e Alassio terminata con un bel bagno ristoratore.

Ecco il collage dell escursione mare e monti del Ponente Ligure.

Eventi e Sfilate del Carnevale in Liguria

Carnevale in Liguria: sfilata con carri colorati e decorazioni a tema, persone in costume tra la folla, atmosfera festosa.

Il Carnevale in Liguria ha una lunga e affascinante tradizione, ricca di danze, cortei e celebrazioni che riflettono la cultura e la storia della città. Durante questo periodo festivo, le strade di Genova si animavano con danze come la Rionda e la Moresca, che non solo intrattenevano i partecipanti, ma rappresentavano anche rituali sociali e culturali.

La Rionda, con il suo girotondo attorno ai falò, creava un’atmosfera di comunità e calore, mentre la Moresca, con i suoi inchini e giochi d’arme, evocava un senso di competizione e spettacolo. Le danze tradizionali come le Gighe e il Perigodin, legate al mondo dei pescatori, mostrano l’importanza del mare e della pesca nella vita genovese.

Con il passare dei secoli, il Carnevale in Liguria, si evolve e si sposta dai festeggiamenti popolari ai palazzi nobiliari, riflettendo i cambiamenti sociali e culturali. I Carrossèzzi, introdotti alla fine del Cinquecento, rappresentano una nuova forma di celebrazione, con i cortei che si snodano attraverso le vie principali della città. L’uso di festoni e lanternette crea un’atmosfera magica e festiva, coinvolgendo tanto i nobili quanto il popolo.

L’800 segna un momento di grande vivacità per il Carnevale in Liguria, con eventi come il Festone dei Giustiniani, che attirano molti partecipanti. L’introduzione dei carrettini negli anni ’20 del ‘900 aggiunge un elemento di innovazione e divertimento, con gli studenti universitari che si sfidano in discese adrenaliniche.

In sintesi, il Carnevale in Liguria è una celebrazione ricca di storia e tradizione, che continua a evolversi e a riflettere l’identità della città, unendo passato e presente in un festoso abbraccio.

Carnevale di Savona

E’ conosciuto per l’investitura del Re del Carnevale, la figura di Sua Maestà Cicciolin, maschera tipica della città, tra carri e colori, Insieme ad altre maschere tipiche, il Carnevale di Savona è fatto di sfilate e feste per tutto il periodo del Carnevale.

Le manifestazioni più importanti e conosciute

Carnevale di Diano Marina

Diano Marina nel 1969 si cominciò il carnevale come a Rio de Janeiro: con carri e allegria. E’ nato uno dei Carnevali più longevi e divertenti: pensa che negli anni ’80 gli otto i carri dei vari quartieri si riunivano nel “Capannone dei Sorrisi” per allestire le loro creazioni.. Da allora “i Marmessi”, “i De longu i stessi”, “i Periferici”, i “Perdigiurni”, “Quelli da Sciumaia”, “Goliardi Dianesi”, gli “Amixi de Sanbertumè” e i “Foa de testa” a Carnevale sfilano regalando allegria e coriandoli.

Carnevale di Moneglia

Il Carnevale della zucca racconta leggende, vede sfilare maschere e fa divertire i bambini. Perchè si chiama Carnevale della Zucca? Tutto si rifà ad una disputa sorta in tempi ormai lontani tra due contadini ai quali, proprio sul confine tra i loro due poderi, era germogliata una pianta di zucca, destinata in breve a diventare oggetto di contesa. La lite durò e come andò a finire resta un mistero. Ma la fantasia popolare si è sbizzarrita dando vita a varie versioni popolari, diventate poi un’occasione per fare festa a Carnevale.

Corso Fiorito a Sanremo

l corso è caratterizzato da una competizione tra i vari carri, che vengono valutati per la loro originalità e l’uso dei fiori. Oltre ai carri, ci sono esibizioni di gruppi musicali e danzatori che accompagnano la sfilata, creando un’atmosfera festosa e coinvolgente. Il Corso Fiorito di Sanremo è anche un omaggio alla floricoltura. Qualche mese dopo, a giugno, si tiene la Battaglia dei Fiori di Ventimiglia, una sfilata di carri fioriti che si chiude con il lancio dei fiori. E’ forse uno dei più visitati anche da stranieri di questo Carnevale in Liguria.

Chiavari:

I maestosi veglioni al Cantero
Sessanta, settant’anni fa, evento unico nel suo genere associato al Carnevale di Chiavari, il Veglione. Noto quello al teatro Cantero, bellissimo, maestoso, con maschere e musiche da far invidia, dicono, persino a Venezia. Documenti come le vecchie edizioni della rivista “Carnevaleide”, simbolo della satira cittadina, documento pervaso da battute pungenti e a volte irriverenti, ma caratterizzate da un perenne e incessante amore per Chiavari, o i manifesti che annunciavano il Carnevale cittadino, testimoniano ancora oggi quelle serate, a pochi passi da una piazza Matteotti invasa dai coriandoli e confetti, e dalla grande Pentolaccia, uno dei pochi simboli rimasti oggi di quell’epoca.

MASCHERE DI LIGURIA

Le maschere del Carnevale ligure sono un affascinante riflesso della cultura e delle tradizioni locali. Oltre a Cicciolin e Capitan Spaventa, che incarnano il carattere marittimo e le storie di mare della Liguria, Baciccia e Barudda portano avanti la tradizione del teatro delle marionette, con la loro personalità vivace e le loro avventure comiche.

Baciccia, con il suo abbigliamento caratteristico e il suo spirito allegro, rappresenta il genovese tipico, mentre Barudda, suo amico, aggiunge un tocco di umorismo e follia alla loro dinamica.

O Mego, con il suo clistere, rappresenta un’altra figura archetipica della commedia, portando un elemento di satira sulla medicina e la salute, tipico delle maschere che riflettono la società.

Queste maschere arricchiscono il Carnevale ligure, e sono anche simboli di una tradizione che continua a vivere e a evolversi, mantenendo l’eredità culturale della regione.

I DOLCI DI CARNEVALE

Bugie
Come si può non iniziare da loro? Le bugie, classiche preparatie con uova, farina e burro, rappresentano il dolce per eccellenza di questa festività. Croccanti e friabili, sottili e spolverate con zucchero a velo.

Frittelle di mele del Borgo Coscia
Un dolce tipico del Borgo di Coscia, ad Alassio. È possibile assaporarle ogni anno durante la grande festa del borgo, che celebra la vittoria degli abitanti sui pirati saraceni nel 1500.

Quaresimali
Questi dolci tradizionali della Quaresima hanno origini che risalgono al 1500. Realizzati con ingredienti semplici, principalmente mandorle, zucchero, glassa e mompariglia, e privi di grassi animali, permettevano ai fedeli di gustarli anche durante i giorni di magro.

Castagnole
Questi dolci tipici di Ventimiglia, già noti alla fine del 1700, hanno la forma di castagne e misurano alcuni centimetri. Presentano un gusto speziato e tra gli ingredienti troviamo cacao, caffè e spezie, mentre la glassa è realizzata con zucchero e acqua di fiori d’arancio. Hanno ricevuto la De.Co. dal comune di Ventimiglia.

Sciumette
Si tratta di un dolce leggero, di colore bianco crema, a base di albumi, praticamente delle meringhe molto leggere però cotte nel latte e servite al cucchiaio. Le Sciumette (o schiumette, in genovese) erano così apprezzate da essere consumate durante tutto l’anno, fino a quando il loro uso non è diminuito a favore di dolci più elaborati.

I FIORI IN LIGURIA

C’erano fiori giorno e notte, per ogni occasione del giorno e della notte. Di giorno spesso venivano usati come omaggi floreali e spesso anche portati in piazza del Ferrari a Genova per ringraziamento di un dono ricevuto o per farsi perdonare un peccato o semplicemente per abbellire la piazza. Di  notte per i balli , per i misteriosi appuntamenti usati  come separè dei caffè alla moda o per i palchi dorati dei teatri. I fiori venivano raccolti in mazzi compatti, li costruivano attorno ad un manico di scopa tenuto in grembo. Girando lentamente il bastone  via via si legavano fiori di qualità e di colore diverso quasi a comporre un tappeto, poi attorno un pizzo e le carnose foglie di nespolo che facevano da supporto, Si levava il bastone, si legavano i gambi ed il mazzo era pronto per far arrossire di gioia o di vergogna qualche timida fanciulla. La coltivazione dei fiori a Genova e in Liguria, c’e sempre stata,  fiori sono nati con l’uomo e forse prima dell’uomo. Ci sono libri del 400 che parlano di invio di rose, di garofani, per esempio ad un matrimonio principesco a Mantova. Le località dove si coltivavano e si raccoglievano era Quarto, la lunga dolce collina distesa sul mare. Ma l’industria è nata quando l’uomo ha imparato a dominare le leggi della natura ed a costruire fiori diversi, scegliendo forma, colore, momento della fioritura. C’è stato un tempo a fine 800 che da Genova partivano camelie per tutta Europa, persino a Mosca. Fiori recisi senza gambo, chiusi raccolti in scatolette di cartone, viaggiavano come sigari a portar gioia alle signore. Intanto a Nizza il poeta francese Karr, un giorno per far cosa bizzarra fa un mazzo di rose e le manda in diligenza a Parigi ad una sua amica, Le rose arrivano bene, sono bell, piacciono. Tutte le amiche chiedono fiori; i primi partono in omaggio e poi si incomincia a venderli. E così nasce a Ponente la grande industria del fiore reciso. Lo stesso Karr un giorno, va dal Santinetto, un agricoltore di Ospedaletti, e gli propone di mettere nelle sue fasce piante di rose, in Paese cominciarono a prenderlo in giro: “O Santinetto o cianta e reuse! . O Santinetto o cianta e reuse !- 

  • “Ma come faccio a piantarle, mi pigliano in giro?” –
  • – “Tu piantale, ci penso io. Quando ci sono i fiori vengo io e me li proto in Francia, Faccio tutto io”.
  • E così è stato. Sono venute le piante, sono venuti i fiori, è venuto Karr a prendere i fiori ed alla fine dell’annata ha dato al Santinetto cento lire. Un biglietto da cento!. Da quelle parti, a quei tempi non ne avevano mai visto. Quel biglietto a fatto il giro del paese. L’anno dopo erano  tutte rose.
  • Se la rosa è la regina della floricultura, il garofano è il re. La coltura è nata con il perfezionamento del garofano rifiorente “Remontan” realizzato nel 1832 a Lione da Dalmè. Fiore ricco, pieno, ma soprattutto forte di gambo e forte di petali che durino brillanti in una casa. Questi garofani hanno trovato il buon terreno, sempre nella spinta del Karr, a Sanremo, dove con ibridazioni pazienti e costanti si è fatto del garofano una industria nazionale, Ti dico una cosa, e vale per tutti i fiori, i coltivatori per avere i fori pronti quando occorre, per esempio a Santi, a Natale, devono opportunamente studiare le potature, Se tu poti a settembre hai fiori a novembre, se tu poti a mezzo settembre hai fiori a Natale, e cosi via. Il tempo di fioritura è dominato dalla potatura.

Mentre a ponente prendeva consistenza la cogitazione del fiore reciso, a Genova e a Nervi nei parchi delle grandi ville signorili, si facevano le prime scoperte sulle piante e sui fiori esotici. A ponente arrivavano i fiori della Francia, a Genova arrivavano via mare dalla Cina, dal Giappone, dall’Africa, e si facevano gli esperimenti. Un giorno un seme messo nella serra dei Pallavicini ha tirato fuori una pianta lunga tre metri con le foglie larghe e robuste che voleva ancora salire, ma la terra era massa, e il giardiniere l’ha portata di fuori. Ha fatto strani fiori e poi frutti dolcissimi, era il padre di tutte le piante di nespole del Giappone che ci sono in Italia e in Europa. Ma la scelta più importante è stata l’orchidea il fiore più affascinante della nostra terra dove nei prati ne trovi centinaia di qualità ma quelle che sono venute dall’ariente nelle sedi dei grandi parchi  nobiliari risultavano più grandi e  quindi più facili da mettere in mostra anche nelle case. Chiavari diventa la capitale delle orchidee. I due terzi della popolazione nazionale viene dalle nostre serre i nostri agricoltori sono all’avanguardia anche per le ibridazioni, hanno ibridi pregevoli registrati al Royal  Orticultural Society di Londra, una specie di banca dei brevetti. C’è chi ha detto i Liguri contadini vista mare, ma questo amore per i fiori è una cosa straordinaria. Qui da noi, e tu lo sai, la terra è poca, lavorarla è fatica, non puoi portare macchine, attrezzature moderne, ed ecco che l’uomo ha scelto il fiore, che non vuole forza fisica ma intelligenza, sagacità: ed ha fatto del fiore e della pianta una grande industria. E sai cosa aggiungo, che se si dovesse parlare di metempsicosi, è un discorso difficile de da grandi, cioè il rinnovare la propria presenza sull’ terra dopo la more, il Ligure, scoperto che il fiore vive una sua vita autonoma, le orchidee hanno già tutte un loro nome , lo sceglierebbero come termine finale d’un possessivo ritorno, Chi non può mangiarne di questa terra,  ne vuol diventarne parte, ne vuol essere seme, per diventare il fiore più bello da ricevere sguardi desiosi e carezze di sole. Quindi quanto tu passi e vedi queste grandi serre coperte di vetri, a volte i vetri sono bianchi di calce perché il sole non passi troppo violento, guardale con attenzione, là sotto la natura compone i suoi disegni più belli, usando colori che poi l’uomo si ingegna a copiare. Ciao.

Tratto dal libro : La LIGURIA IN UN LIBRO  – biblioteca delle regioni 2/84 .