💕 Fragori di Cascate e Silenzi di Boschi Infuocati

✏️ Isolarsi e immergersi nella natura era quello che desideravamo. Doppietta risultata vincente quella degli ampi spazi aperti sulle cime che si sono contrapposti agli infuocati boschi di larici .

✏️Fantastici protagonisti sorridenti, allegri, collaborativi e soprattutto fiduciosi (nel forest bathing è necessario lasciarsi condurre dalle indicazioni che ti arrivano dal bosco nella sua complessità che ogni istante è diversa )

✏️ E poi il canto dell’acqua, in mille voci e mille toni, che accompagna il suo movimento e ce lo rende presente nel paesaggio anche quando ancora non la vediamo. Già a distanza possiamo percepire il fruscio del ruscello che corre tra le piante, il suo risuonare e gorgogliare interrotto quando saltella tra i balzi e i sassi, il ticchettante gocciolio lungo le rocce, lo scroscio sonoro ed echeggiante della cascata, il coro sommesso del fiume.

✏️ E al calar del sole ci avviciniamo al caldo ed accogliente rifugio e nell’attesa di un altro magnifico momento davanti al fuoco del camino prepariamo una merenda con i frutti del bosco a valle.

✏️ Arrivederci presto per vivere in natura e in noi stessi.

I ” GATTAFUIN” (RAVIOLI DEL LEVANTE FRITTI)

Le donne di diverse zone della costa del levante ligure compreso le donne delle “Cinque terre” andavano spesso a raccogliere erbe selvatiche miste (vedi anche mio articolo sul Prebuggiùn) Abilmente rintracciavano queste erbe nei più nascosti anfratti delle scoscese balze. Erbe come la “ratalégua“, il piscianlétu, u dente de leon ecc. erano ritenute fondamentali nella cucina ligure ma anche per prevenire e curare certi malanni.

Un piatto tradizionale particolarmente apprezzato e cucinato con queste erbe è il Gattafuin. L’associazione Sapori di Levanto, ha voluto registrare la denominazione, depositando il marchio Gattafin in quanto sostiene che il nome ha origine dalla raccolta di erbe selvatiche da parte dei lavoratori di una vecchia cava di pietra in località la gatta, nelle vicinanze di Levanto e utilizzate dalle loro mogli per preparare questo piatto, chiamato quindi “finezza della gatta” ovvero “Gattafin”.

Non solo quindi le donne a raccogliere erbe nei campi e nei muretti a secco ma anche gli uomini.

Una spiegazione più ricercata dell’etimologia fa risalire l’origine del nome a gattafura, parola trecentesca che indica rafioli e torte. Da oltre 500 anni in Liguria, e non solo, imprigioniamo le verdure tra due strati di pasta. Le torte di verdure hanno dato origine anche ai ravioli, che nel Rinascimento si consumavano fritti.

Se vi è venuta voglia di provare questa prelibatezza vi indico alcuni modi:

1) Leggere la ricetta, comperare gli ingredienti, procurarsi le erbe o nei campi o presso il Bezagnìn (fruttivendolo specializzato nei prodotti locali)

2) sedervi comodamente e degustarlo in un ristorante tipico di Levanto.

3) comperarla in un panificio specializzato di Levanto o del Levante Ligure.

Ecco gli ingredienti e la procedura:

300 gr di farina bianca, un bicchiere di vino bianco secco, 500 gr di Prebuggiùn (erbette di campo e volendo anche qualche bietola), 2 uova, 50 grammi di parmigiano reggiano grattuggiato, poca maggiorana (a scelta alcuni mettono un pizzico di noce moscata o pepe), sale, olio extra vergine di oliva

Realizzazione: Lessare la verdura. Scolarla, strizzarla e tritarla.

Fare la pasta con farina, olio, vino, sale e poca acqua quanto basta per avere una pasta consistente.

Amalgamare la verdura con la maggiorana, il formaggio e le uova.

Stendere la pasta sulla spianatoia e porvi, distanziati, dei cucchiai di farcitura, ripiegare la pasta sul ripieno e chiuderla lungo i bordi, tagliare lungo gli stessi con una rotella tagliapasta formando dei ravioloni a mezzaluna; comprimere con il palmo il ripieno e friggere in abbondante olio caldo.Versare un cucchiaio di ripieno in ognuno. Ripiegarli e chiuderli schiacciando gli orli con una forchetta.

Friggerli in olio caldo. Servirli caldi o tiepidi.

Mio suggerimento: ogni stagione offre le sue erbette. Quando la natura ci dona quelle che al palato risultano un pò più amare si può aggiungere oltre il parmigiano anche un po di ricotta.

Buon Appetito!

Sestri Levante – Liguria- Italia

Questo è quello che ha scritto mia figlia, specialista in massaggi e insegnante di yoga, quando ha pubblicizzato la sua idea di far scoprire il suo amato territorio dal lato anche salutare e non solo mondano a chi, come lei, ama prendersi cura del proprio corpo fisico e spirituale:

” Immagina di svegliarti in una bellissima villa all’italiana, situata in una  scogliera di fronte al mare. Mentre la luce del sole del mattino ti sveglia dolcemente, cammini a piedi nudi nell’erba fresca e verde del tuo giardino privato e ti godi la vista mozzafiato sul Mar Mediterraneo proprio di fronte. Prepari il tuo tappetino per iniziare lezione di yoga mattutina, circondato da persone felici di partecipare a questa esperienza, ti piace muovere il tuo corpo all’aria aperta nel giardino dove non si sente altro che il suono delle onde e degli uccelli del giardino. Dopo un brunch sano sarai guidato in splendidi sentieri escursionistici alla scoperta delle gemme nascoste del paesaggio ligure. Terminerai la giornata con una lezione di yoga lenta e ristoratrice al tramonto prima di un delizioso pasto tipico ligure. Unisciti a noi per vivere questo sogno e scoprire la gioia di essere!”

Elaborato il tutto ha poi chiesto la mia collaborazione, essendo io guida ambientale escursionistica ed anche conduttrice di immersioni in foresta , affinchè accompagnassi le persone lungo i sentieri che costeggiano il mare e sono stata ben felice di rendermi utile.

E’ stata una esperienza che ha portato gioia, serenità, sorrisi, colore dentro l’anima, silenzi anche alle persone che hanno collaborato anche regalando un’ora del loro tempo e che non erano avezze a certe attività. La passione di mia figlia e delle sue amiche hanno fatto sparire ogni traccia di sentimento di invidia, vendetta, ira, stress o malumore, che per mille motivi anche nelle persone più serene ogni tanto si accende.

Ma ora non aggiungo altro. Inserisco solo qualche foto che parla da sola . Grazie Laura.!

Ciao

Namastè

Privjet

Xin chào

Ni hao

Hallo

Salut

Hola

Olà

e alla prossima occasione.

U PREBUGGIùN

Come il pesto, anche il Prebuggiùn è un piatto quasi giornaliero presente nella tavola ligure. Ma se per il pesto ci sono degli ingredienti obbligati per il Prebuggiùn è, soprattutto, l’arte della cuoca che fa la differenza.

Ogni casalinga ha la sua ricetta, anzi più ricette in quanto è sempre diverso, in base alla stagione, in base al livello del mare in cui si trova il terreno dove raccoglie le erbe selvatiche (perché si; sono queste le vere protagoniste del piatto!). Importante è anche la diversa composizione del terreno, l’esposizione al sole, al vento o all’umidità in cui nascono queste erbette. Importante una volta raccolte trasportarle a casa in un cestino di vimini, banditi sono, come del resto per i funghi, i sacchetti di plastica.

Ma, come scrivevo prima, il mélange ben aromatizzato che renderà il piatto prelibato è dato dalla grande sapienza ed esperienza che la cuoca usa nel saper dosare le varie erbe. Ciascuna di esse, nonostante alcune si assomigliano a tal punto che a prima vista, o ad un occhio inesperto, sembrano uguali, ha caratteristiche proprie e talvolta opposte. Alcune sono molto amare, altre risultano dolci, altre contengono troppa acqua, alcune sono piccanti. ecc.

Un vocabolario genovese-italiano spiega il termine prebuggùn come “minestrone contadinesco, per lo più di riso con vari ortaggi in guazzabuglio” C’è poi chi lo definisce come un insieme di erbe che cresocno spontaneamente sulle coline della Liguria. Per alcune donne anziane del Borgo di Riva Trigoso, ai piedi del Bracco, è semplicemente un mix erbe selvatiche raccolte negli incolti, nei coltivi o sui muretti di sostegno dei terrazzamenti secolari costruiti dall’uomo per modificare la natura troppo ripida del monte.

U prebuggiùn, di solito si consuma lesso e si mangia condito con sale ed olio tassativamente extra vergine d’oliva spesso assieme a patate anch’esse bollite. Anticamente lo accompagnavano con tipiche frittelle fatte con pasta per pane lievitata. Viene però utilizzato spessissimo anche come ripieno per i pansoti che verranno successivamente conditi con la salsa di noci, oppure per frittate o torte.

16 sono le erbe selvatiche che possono essere miscelate tra cui la bietola selvatica, la borragine, il finocchio selvatico, il tarassaco ma la regina indiscussa e sempre presente in tutta le ricette ligure è la “Talegua” (Reichardia picroides).