Tempi passati in Valle Arroscia

Le veglie in provincia di Imperia le cose che andrò a raccontarvi sono continuate ad accadere per secoli e sono scomparse solo dopo la seconda Guerra mondiale in un tempo neppure molto lontano dunque non c’erano molte delle cose a cui ormai ci siamo abituati non c’era la televisione lui telefonini, pensate , neppure l’energia elettrica . Cosa facevano dunque i vostri bisnonni : la sera molti avevano l’abitudine di riunirsi d’estate andando a sedersi per esempio sotto un portico (quelli che ancora oggi in dialetto chiamiamo Grotte )e in quei luoghi chiacchieravano e si raccontavano storie ed inverno quando cominciavano i primi freddi , di solito in corrispondenza dei primi giorni di novembre nel periodo in cui scade la ricorrenza in cui si ricordano i defunti , la gente si riuniva nelle cosiddette veglie. Adesso vi stupirete certamente perché devo dirvi che le veglie di solito si tenevano nelle stalle in compagnia degli animali. Nell’epoca di cui stiamo parlando non c’era neanche il riscaldamento nelle case così come siamo abituati a godercela oggi in compenso nella stalla c’erano gli animali che mettevano il loro calore naturale per cui accendendo un piccolo fuoco di legna su cui magari fare le caldarroste, un buon numero di gente si scaldava praticamente gratis , Cosa succedeva durante le veglie ? bisogna dire che alla fievole luce del fuoco e con l’ausilio di qualche rara candela le donne lavoravano facendo l’uncinetto o cucendo gli strappi nei pochi vestiti che la famiglia possedeva E gli uomini di solito si occupavano delle caldarroste con i piedi allungati verso il fuoco si riposavano dalle fatiche della giornata mentre i bambini della vostra età bene dovete immaginarli seduti in braccio a qualcuno o anche accovacciati vicino al focolari intenti ad ascoltare. Erano le nonne di solito a parlare e raccontavano favole oppure fatti un po’ strani e che tutti giuravano essere accaduti per davvero.

Io proprio una di queste storie voglio raccontarvi . E’ una storia che riguarda dei giganti che sembra abitassero nei boschi che circondavano il paesino di mendatica in Alta Valle Arroscia . I boschi erano composti in prevalenza di Faggi, Il faggio è una pianta maestosa e ancora oggi esiste nelle vicinanze di Mendatica una vera e propria foresta di queste piante che è conosciuta con il nome di BOSCO DI REZZO dal nome di un altro paesino nelle vicinanze. Non c’erano solo le faggete ma c’erano anche molti castagneti che offrivano il loro frutti ed erano intensamente frequentati dagli abitanti di Mendatica anzi la presenza di queste foreste di castani ci suggerisce una differenza con il bosco dei Faggi . Questi ultimi erano considerati i boschi selvaggi da acquistare distanti perché densi di molti pericoli mentre i castagneti grazie al loro utilizzo costante erano per così dire “Boschi addomesticati “ e certo non paurosi come quelli in cui dominava il faggio. I giganti assai simili nella tradizione popolare aI ciclopi, anche se i nostri avevano tutti e due gli occhi, dovete immaginarli dunque come dei titani da guardare da sotto in su alti e grossi e dunque dotati di una grande forza. Questi personaggi erano abituati a vivere in modo quasi selvaggio nell’immensa faggeta ,

Gli abitanti dei paesi come Mendatica avevano una gran paura di questi esseri così fuori dall’ordinario E tuttavia tra l’ammirato e il timoroso narravano AI bambini durante le veglie le imprese degli uomini dei Faggi.

Raccontavano ad esempio di quella volta quando uno di questi giganti fu assalito da ben sette lupi affamati e il gigante vistosi circondato si arrampicò veloce su un faggio perché, per quanto fosse forte non se la sentiva di ingaggiare lotta con sette bestie feroci.

tuttavia i lupi ,siccome la fame aguzza l’ingegno anche negli animali , si portarono sotto la pianta su cui si era rifugiato il titano e cominciarono a salire uno sulla groppa dell’altro nell’intento di raggiungerlo e rimediarsi così la cena il Gigante vistosi perso e dovendo dunque affrontare per forza il pericolo con uno sforzo sovraumano sradico un giovane larice che cresceva vicino al faggio su cui si era rifugiato e con un solo colpo utilizzando la giovane pianta come un giavellotto infilzò tutti e 7 i lupi uccidendo e scampandoli da morte certa. Come vedete questi gigarnti erano davvero forti e spesso non si rendevano conto della loro forza.

tratto dai racconti che avete piacere di ascoltare il racconto fatto con una bella voce femminile lo trovate
sul sito regione Liguria dentro sezione racconti , testo GLI UOMINI DEI FAGGI

(la foto rappresenta il bosco di REZZO)

Escursione al Saccarello e Frontè: Guida per Tutti

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Grazie all’esperienza del nostro team è stato realizzato il sogno anche dei meno allenati di raggiungere la vetta della Montagna più alta di Liguria aggiungendo inaspettatamente pure la vetta del Frontè

Il tutto anticipato dalla panoramica passeggiata sul mare della Via Julia Augusta tra Albenga e Alassio terminata con un bel bagno ristoratore.

Ecco il collage dell escursione mare e monti del Ponente Ligure.

💕 Fragori di Cascate e Silenzi di Boschi Infuocati

✏️ Isolarsi e immergersi nella natura era quello che desideravamo. Doppietta risultata vincente quella degli ampi spazi aperti sulle cime che si sono contrapposti agli infuocati boschi di larici .

✏️Fantastici protagonisti sorridenti, allegri, collaborativi e soprattutto fiduciosi (nel forest bathing è necessario lasciarsi condurre dalle indicazioni che ti arrivano dal bosco nella sua complessità che ogni istante è diversa )

✏️ E poi il canto dell’acqua, in mille voci e mille toni, che accompagna il suo movimento e ce lo rende presente nel paesaggio anche quando ancora non la vediamo. Già a distanza possiamo percepire il fruscio del ruscello che corre tra le piante, il suo risuonare e gorgogliare interrotto quando saltella tra i balzi e i sassi, il ticchettante gocciolio lungo le rocce, lo scroscio sonoro ed echeggiante della cascata, il coro sommesso del fiume.

✏️ E al calar del sole ci avviciniamo al caldo ed accogliente rifugio e nell’attesa di un altro magnifico momento davanti al fuoco del camino prepariamo una merenda con i frutti del bosco a valle.

✏️ Arrivederci presto per vivere in natura e in noi stessi.

Escursionismo consapevole?

Finito il grande caldo, (sulla costa ligure fino a metà settembre si riusciva a camminare solo nelle ore vicino al tramonto) molti escursionisti sono tornati a percorrere i bellissimi sentieri vista mare. Molti hanno pubblicato le loro foto contenti e fieri di aver passato una bella giornata.

Tantissimi e validi consigli si trovano da esperti del settore sull’attrezzatura necessaria, sull’allenamento che serve a seconda della difficoltà del sentiero, condizioni climatiche convalidate. Anche Wikipedia fornisce un buon chiarimento. Ci sono anche i paragrafri circa il rumore e l’impatto ambientale che l’escursionista provoca in ambiente e sono proprio i paragrafi che molti leggono con disattenzione e su cui o invece vorrei soffermarmi.

Wikipedia scrive:

a) RUMORE L’escursionista seriamente motivato deve avere rispetto dell’ambiente che attraversa, evitare di fare RUMORE , rispettare i sentieri, non manomettere la segnaletica, non lasciare rifiuti (che potranno essere compattati e trasportati fino a un cestino, o meglio ancora in un centro abitato a fondo valle). Non cogliere specie botaniche protette o molestare animali selvatici, accendere fuochi solamente in luogo adatto e con adeguata competenza, spegnerlo accuratamente prima della partenza, non gettare mozziconi di sigaretta o fazzoletti di carta. È tradizione tra gli escursionisti quella di salutarsi quando ci si incontra lungo un sentiero, oltreché, per quanto possibile, di aiutare altri escursionisti in difficoltà

b) Impatto ambientale

L’escursionismo esercita un impatto sull’ambiente naturale in cui viene praticato. L’effetto di massa di un alto numero di escursionisti può portare al degrado e all’impoverimento dell’ambiente, causato da approvvigionamento di legna per il fuoco[1], deiezioni, calpestio del suolo, uso (seppur necessario) di segnavia, inquinamento da rifiuti e inquinamento acustico, raccolta di minerali o fiori.[2] Inoltre, l’accensione di fuochi e i mozziconi di sigaretta sono spesso causa di incendi. Molti escursionisti seguono la filosofia del “Non Lasciare Tracce”, ovvero far sì che ogni futuro escursionista non si accorga del passaggio di precedenti persone. Tale filosofia si compone di regole ben precise rispetto a smaltimento dei rifiuti, imballaggi alimentari e rispetto dell’ambiente.

Spero ardentemente che chi va in natura riesca a regalare all’ambiente ancora più di quello che l’ambiente regala a noi, perchè quando viviamo nell’amore riceviamo amore.

Tu chiamale se vuoi…fusioni. interrelazioni, intese !!!

Ecco il breve riassunto di due giornate indimenticabili immersi nella bellissima Val di Nure laddove le province di Parma, Genova e Piacenza si immergono contemporaneamente in un territorio molto naturale grazie ala scarsa antropizzazione e lontananza dai primi centri abitati (#SantoStefanoD’aveto e Ferriere). Le vette del #Montenero, del #MonteRagola, e il #LagoNero testimoniano in maniera evidente l’origine glaciale della vallata. In questa splendida area protetta abbiamo attraversesato prati sommitali, altopiani ofiolitici e floride torbiere per giungere finalmente ad ammirare il lago e le sue #ninfee🌼🌼🌼

Ma quello che voglio soprattutto evidenziare in questo breve testo e con le foto, è il sentimento che ha pervaso ognuno di noi. Questo flusso emotivo, che è stato per alcuni simile e per altri diverso e non può essere facilmente compreso se non vivendolo attimo dopo attimo. Emozioni  infatti che sono qualcosa di profondamente personale. Momenti vissuti in simbiosi con la natura, vere e proprie fusioni , intese,  interrrelazioni e finalmente collaborazioni e cooperazione con la natura . Finalmente,, si dico finalmente e spero questo continui sempre più in avvenire. Perché la natura siamo noi e noi non possiamo sfruttare la natura e di conseguenza sfruttare noi stessi.

Ecco quindi alcune foto “MIMETICHE” . Ecco un vero e proprio Happy Trekking !!!